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Hotel in cerca di fiducia

07/09/2020 11:55
Milano, come capoluogo a forte valenza business, e Venezia, destinazione leisure non stagionale, le due città osservate dalla ricerca del Cast per l’Osservatorio business travel - di Paola Olivari

Uno studio ha analizzato - e tuttora sta monitorando - le aspettative degli imprenditori del settore ricettivo al tempo del Covid-19, osservando in particolare le variazioni nella fiducia di questo spaccato riguardo il riflesso della pandemia sull’economia.

“Il Cast (Center for Advanced Studies in Tourism) UniBO per l’Osservatorio Business Travel - spiega il professor Andrea Guizzardi, docente di statistica economica presso l’ateneo felsineo che dirige la ricerca - ha monitorato inizialmente ogni settimana e in seguito a cadenza quattordicinale, l’andamento dei prezzi online delle strutture turistiche tre stelle o più, attive on-line a Milano (311) e a Venezia (281) dal 15 febbraio in poi comprendendo quindi anche il 10 marzo 2020, ovvero la giornata in cui l’imposizione delle misure di lockdown ha spinto le strutture alberghiere a interrogarsi se pubblicare o meno prezzi online per i giorni successivi e quindi, è l’ipotesi dei ricercatori, a decidere se restare aperti o chiudere l’attività. “Lo studio ha ipotizzato che la possibilità di prenotare on line una camera a breve (ovvero con zero, uno o due giorni di advance booking), medio (a 14 o 28 giorni) o lungo termine (56 o 140 giorni) rappresenti una “autodichiarazione” sulle aspettative degli imprenditori circa l’evoluzione nel tempo degli effetti del Covid. Considerando una media esponenziale della percentuale di imprese che postano prezzi su internet ai diversi advance booking si ottiene così un indice che varia tra 100% (tutti gli hotel offrono camere) e 0% (nessun hotel è attivo). Dalla ricerca abbiamo escluso le camere offerte a prezzi superiori ai mille euro”.

Fatto 100 il numero di alberghi considerati, per ogni advance booking considerato, la ricerca ha così calcolato il tasso di partecipazione al mercato on-line, interpretando questo dato come un indice di attività alberghiera e le sue variazioni come variazioni nella fiducia del mondo imprenditoriale circa gli effetti economici della pandemia ai differenti orizzonti temporali.

Sono state scelte Venezia e Milano, in quanto destinazioni internazionali dove la componente alberghiera è molto forte e impattante sulle rispettive municipalità; la prima con una forte componente di turismo business e la seconda più tipicamente leisure non stagionale (internazionale).

Il punto a metà luglio

Per quanto riguarda Venezia, l’analisi a metà luglio evidenzia come le curve di attività alberghiera ai vari advance booking mostrino una riconversione tra il 65 e il 75%, ovvero il punto di massimo di inizio marzo, al tempo delle prime misure di lockdown. Con il passare delle settimane gli albergatori avevano quindi relativamente recuperato la fiducia persa e disponevano di un quadro più chiaro della domanda e dei costi (fissi e di personale) da sostenere a causa delle misure di distanziamento.

Il 25% delle imprese, a metà luglio, non si era ancora riaffacciata al mercato e, in previsione, tra il 10 e il 15% delle strutture probabilmente non riaprirà per quest’anno, a fronte di costi troppo alti rispetto ai possibili ricavi per via degli obblighi derivanti dal distanziamento e dalle misure di prevenzione oltre che per la contrazione  della domanda.

“Per questa mancata riapertura - chiarisce Guizzardi - si possono identificare due ipotesi parzialmente alternative: nella prima, gli hotel avevano deciso di ritardare il rientro sul mercato in attesa di segnali più certi sul recupero della domanda, soprattutto, straniera e sull’evoluzione della pandemia; nella seconda, gli alberghi potrebbero soffrire di problemi di solvibilità tali da compromettere la continuazione della loro attività. È interessante notare come la curva dei 14 giorni sia stata quella più “volatile” e abbia avuto crescite e flessioni proprio a seguito delle conferenze stampa e dall’allungamento delle misure di lockdown decise dal Governo”.

Se, infatti, le prenotazioni a “1 giorno” o a “1 mese” hanno avuto un andamento di decrescita più lineare (solo a maggio, in vista dell’allentamento delle misure del 4 giugno, infatti, si è vista una netta risalita) quello a 14 giorni risentiva della speranza (o meno) di potere riaprire in un lasso di tempo più breve.
Su Milano, nello stesso periodo, la convergenza nelle curve non è stata così netta, ma a impattare in questo caso è la stagionalità.

“La piena estate è bassa stagione per Milano quindi è coerente che le strutture siano state più lente nel tornare a proporre camere on-line e, non a caso, le curve in calo sono quelle da 14 a 56 giorni, cioè per pernottamenti tra la piena stagione estiva e la fine della stessa. Il nostro indice rileva che  circa il 40% degli alberghi di Milano aveva deciso di non riaprire per l’estate”, spiega il professore.

La spinta a riaprire è più evidente considerando i periodi legati al turismo business; la curva a 140 giorni (quindi su novembre) infatti è piatta e segnala un 80% di imprese attive on-line. Il segnale indica la fiducia delle imprese per la riapertura della stagione fieristica/congressuale in autunno o, se non altro, l'elevato costo/opportunità di non proporsi sul mercato quando è possibile praticare tariffe più elevate. Anche a Milano le curve indicano  un ritorno alla normalità, ma più lento e robusto rispetto a Venezia.

25 agosto, permane l’incertezza

A Milano le imprese, pur rimanendo prudenti, non modificano le loro aspettative sugli effetti del Covid.

“Così, le curve a 28 e 56 giorni relative ai mesi di punta del turismo d’affari - precisa Guizzardi - raggiungono le percentuali massime mentre la curva a 14 giorni mostra il massimo incremento con un +20% alla ripresa dell’attività lavorativa. Sempre in coerenza con gli effetti della stagionalità, la quota di imprese che offrono camere a inizio gennaio 2021 (curva a 140 giorni) perde un 20% rispetto a due rilevazioni fa, quando la stessa curva aveva come orizzonte inizio dicembre 2020”.

La prudenza delle imprese emerge chiaramente nel confronto degli estremi delle curve a 28 e 56 giorni che rappresentano, in un caso, le quote di camere offerte a fine agosto per settembre/ottobre, nell’altro caso, la percentuale di camere offerte a fine febbraio, ovvero pre-Covid19, per un’altra stagione di punta (marzo/aprile). Il differenziale del 5-10% indica che sono ancora tante le strutture alberghiere che non ritengono conveniente offrire camere on-line.

La dinamica dell’offerta online a Venezia, secondo il docente del CAST, rimane ancora stazionaria, “segno che la percezione del rischio pandemia sul segmento leisure rimane stabile nel breve e medio periodo. Tuttavia, l’elemento più critico che si conferma - e si rafforza - è la tendenza negativa di lungo periodo”.

La curva a 140 giorni (-5%) scende addirittura sotto il minimo del 19 maggio, data successiva al decreto che limitava gli spostamenti delle persone fisiche, segnalando una grande incertezza sui livelli di domanda leisure durante e dopo le vacanze natalizie. A pesare è soprattutto la dipendenza di Venezia dal turismo incoming e quindi dall’incertezza sulla diffusione della pandemia a livello mondiale con il possibile acuirsi delle limitazioni ai flussi internazionali.

“La fiducia degli imprenditori - conclude Guizzardi - anche sul lungo periodo non torna al 100%, fermandosi anzi sotto il 90. Significa che una percentuale non indifferente di alberghi rimane chiusa. Il nostro obiettivo era, ed è, comprendere l’effetto Covid-19 sul settore ricettivo. Stante la situazione di altalenante incertezza, continueremo a studiare il pricing online e osserveremo le mutazioni dei comportamenti d’offerta. Ritengo, anche se non ho il suffragio dei dati a conforto, che molto andrà riscritto negli hotel program dei business traveller e che aumenterà la propensione all’intermediazione, ritenuta più sicura e portatrice di maggiori tutele anche in termini di prevenzione. L’online, in questo senso, è stato superato dal Covid e non è ancora sufficientemente strutturato per rispondere agli interrogativi della domanda sulle norme di prevenzione/sicurezza".

Paola Olivari


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