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In hotel troppi dati e molti scogli (culturali)

08/02/2016 - numero Edizione 1495

Incoming in Italia favorito dagli eventi geopolitici, ma la sfida è aggregare le informazioni 

Per gli albergatori un approccio analitico funzionale alle attività di revenue management, distribuzione e marketing resta ancora oggi un “problema strutturale”, per non dire culturale, non affatto economico.
L’ultima tavola rotonda del 29esimo MARTEDIturismo a Milano, nella sede di GfK Italia, ha riunito nove rappresentanti della filiera turistica tra hotel management e specialisti d’incoming constatando che il settore alberghiero deve ancora fare i conti con la difficoltà a leggere dati e applicarli in azioni concrete, per migliorare le performance di redditività, ma anche per ottimizzare la promozione.

Un nuovo tool di GfK
Il dibattito è partito dalla presentazione di un nuovo tool che GfK Italia ha sviluppato: l’analisi dei flussi incoming tracciando le prenotazioni aeree di 180mila agenzie di viaggi nel mondo.
“Riceviamo le informazioni dei Pnr quotidianamente e possiamo rilasciarle dopo un giorno e mezzo – spiega Daniela Mastropasqua, industry lead travel & hospitality Italia -: da essi conosciamo provenienze dei flussi, quanto si fermano, il routing e altro. Si tenga conto che da certi mercati il booking avviene due mesi e mezzo prima”.
Durante Expo, di cui l’istituto di ricerca è stato analista ufficiale, alla clientela di altri settori merceologici,  il retail ad esempio, sono state date tempestivamente informazioni sulle provenienze dei turisti (rivelatisi via via di altri bacini rispetto alle previsioni), in modo da scegliere i giusti prodotti da offrire.
Lo stesso si potrà applicare al turismo, agli alberghi nella fattispecie.

Saprà l’hotellerie
interpretare i dati?

Posta di fronte all’accelerazione digitale e della distribuzione online, ai grandi eventi, alla prospettiva di un incoming in aumento nel 2016 con l’Italia in testa nelle previsioni sulle mete di vacanza, l’hotellerie oggi dispone quindi di strumenti di analisi evoluti ed esperti che li sanno interpretare, “ma il sottobosco di albergatori con un basso accesso ai dati è ancora ampio, il 49% degli hotel italiani non ha un booking engine secondo Isnart”, osserva il revenue manager Vito D’Amico. “Il primo problema dell’Italia è l’eccessiva frammentarietà degli alberghi, per i singoli imprenditori è complicata la comunicazione delle proprie caratteristiche peculiari – commenta il presidente di Aica, Giorgio Palmucci -. Difficile anche individuare le competenze che possano interpretare analisi e attuare controllo dell’andamento”.

Prodotto appetibile
“C’è ottimismo per l’Italia, in particolare quella del Nord”. E’ il commento di Carlo Zanolla, contract manager di Mamberto Viaggi, reduce da un tour europeo durante il quale ha incontrato i principali tour operator e del quale ha riferito in occasione della tavola rotonda milanese.
“Con Tui, Thomas Cook, Rewe – commenta Zanolla – abbiamo parlato della nuova programmazione ed è emerso che il nostro Paese ha grandi potenzialità per quest’anno e quello a venire. Tui, ad esempio, ha chiesto di aumentare il numero di posti letto nel Nord Italia”.
Un quadro positivo al quale, però, secondo il manager, manca ancora il coordinamento istituzionale. “Per ovviare al difetto del frazionamento d’offerta – prosegue Zanolla – abbiamo creato il consorzio Incoming Italia, in modo da rappresentare regionalmente l’offerta, ma è comunque complicato comunicare il prodotto Italia fuori dall’Ue. Per mercati lontani come Nord America e Asia occorre un ente di promozione nazionale efficiente”.
Da considerare, tra l’altro, che il 60-70% della clientela di Mamberto proviene dal Nord Europa e di questi l’80% utilizzano l’auto propria per gli spostamenti.

Una politica di gruppo
Annalia Martinelli, responsabile ufficio stampa del gruppo alberghiero Antares Hotels, ha sottolineato che il ruolo del turismo ha avuto una forte risonanza a livello politico: “La risoluzione del Parlamento europeo del 2015 – spiega - getta le basi per un futuro ormai alle porte, quando il turismo peserà in modo consistente sul Pil dei Paesi europei”.
A questo proposito Antares Hotels e il suo presidente Remo Eder si sono mossi in anticipo sui tempi: “Sono ormai 3-4 anni che il sito del gruppo comunica gli eventi del territorio e la società porta avanti una politica di sistema e di gruppo”. Per rispondere alle esigenze della sua clientela, Antares Hotels ha puntato sulla “ricerca di personalizzazione e sull’attenzione al food. Siamo convinti che negli alberghi possano ancora nascere nuovi servizi”.

L’utilità dei dati
Ma la domanda che si pone Mario Cardone, founder di Aurae Hospitality Marketing, è la seguente: “Il mercato è in grado di recepire l’utilità dei dati che possono avere in loro possesso?”. Il manager vede come un momento entusiasmante quello che sta vivendo il mondo alberghiero di fascia alta attraverso il digitale. “Sta vivendo – dichiara – la stessa evoluzione digitale che ha conosciuto il trasporto aereo 15 anni fa. Il vero problema è l’integrazione dei dati”. Secondo il manager ciò che ancora manca è “avere a disposizione dati integrati. La sfida è aggregarli e l’albergatore medio non riesce”.
Un migliore uso dei gestionali servirebbe.

Vuoto di competenze
“Come per il trasporto aereo 15 anni fa, il mondo alberghiero attraversa oggi la rivoluzione digitale – osserva Mario Cardone -. Le compagnie dovettero ridefinire la distribuzione dai Gds ai propri siti web e altri canali, soffrirono della prima non-integrazione dei sistemi informativi, lo stesso accade per il comparto hotel con il vuoto di competenze che si viene a creare. C’è tanta tecnologia, mancano le connessioni”.  P.Ba. e L.D.                      

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