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Un unico e grande t.o. incoming

08/02/2016 - numero Edizione 1495

Destination Italia all’opera per un progetto aperto al massimo numero di operatori

Come il comparto alberghiero, di frammentarietà soffre anche il settore del tour operating incoming.
Invitato al panel di MARTEDIturismo by Guida Viaggi, Marco Ficarra, responsabile di Destination Italia, progetto di Lastminute.com, ha risposto alla nostra domanda sulla necessità di avere un grande attore per vendere l’Italia nel suo insieme, disegno per il quale sono all’opera altri due player come Uvet e Alpitour.
“L’Italia può fare meglio dei 45 milioni di arrivi l’anno e per questo stiamo lavorando a un progetto che abbia tre caratteristiche: sviluppi pro attività tra i partecipanti, credibilità internazionale e una tecnologia efficace, intendo anche un booking engine”, spiega l’ex ad di venere.com e Bluvacanze/Cisalpina che con Fabio Cannavale è partner dell’iniziativa, prevista nel lancio a inizio 2016. “Non faremo una Ota o un portale, e non cerchiamo un partner, il progetto sull’incoming nasce dalla collaborazione tra me e Fabio Cannavale. Io non lavoro per il gruppo Lastminute.com”, chiarisce subito le posizioni Ficarra.
La creazione di un grande operatore incoming tiene banco in questi mesi, tra più player che si dicono interessati. “L’idea (di Destination Italy, ndr) è di voler fare sistema e che questo conti all’estero – argomenta -. L’iniziativa nasce per essere aperta al massimo numero di operatori possibile”.
Non sarà semplicemente una piattaforma b2c “ma saremo anche offline e b2b, con una tecnologia efficace, intendo un booking engine, che neanche le Dmo hanno oggi”, aggiunge. Come? “Vendendo l’Italia all’estero in maniera pro-attiva, promuovendo tutte le piccole destinazioni, moltiplicando l’attività di Dmc e Dmo locali”. Il debutto è imminente e la società è di diritto italiano, con sede a Milano.

Piccoli hotel
multi task

Da parte loro gli alberghi reclamano: “Andiamo a cercarceli i clienti differenziando i mercati, lavorando con tour operator, portali e dmc. Abbiamo investito notevolmente sul web e analizziamo i dati che rileviamo sia dalle ota sia dai channel manager. Li utilizziamo per definire la nostra politica commerciale, che dalla prossima estate prevede di non dare alle online travel agency le camere vista mare in alta stagione”, così Francesco Andreoli, direttore dell’hotel Miramare di Sestri Levante.
La piccola struttura ligure, quattro stelle con accesso sulla spiaggia, ha portato la clientela straniera all’80% in cinque anni, invertendo drasticamente la composizione. Poco amate per le “commissioni da usura”, le ota come Booking.com ed Expedia “sono in ogni modo state utili a tante realtà – osserva Damiano De Crescenzo, managing director di Planetaria Hotels -, si pensi ad esempio alle nuove aperture che anni fa avrebbero avuto bisogno di tempi lunghissimi per aprirsi il mercato”.
Purtroppo dei molti dati analitici che le prenotazioni informatizzate trasmettono, gli albergatori restano perlopiù ignari. “Un piccolo albergo italiano di 20/25 camere non usa al meglio gli operatori online – conclude D’Amico -. Dovrebbero rimettersi a studiare o formare i loro manager per governare tutti i canali utili alla commercializzazione”.
Da Ada, l’associazione dei direttori d’albergo, viene la constatazione che “considerato il numero limitato di camere nelle strutture italiane, le risorse d’investimento e di scelta di posizionamento sono limitate”, asserisce il presidente Alessandro D’Andrea. “Avere cinquanta camere significa venderle una ad una e la figura del direttore è quella che ha la visione d’insieme, offre dunque le migliori indicazioni per la vendita”.    P.Ba.



Paola Baldacci

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