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GfK: “Ripensare l’offerta non è facile”

27/06/2016 - numero Edizione 1507

Nuove abitudini di consumo e stili di vita rendono più complicato lo scenario. Generazioni troppo veloci

La slide dei cambiamenti negli stili di vita e di consumo che Antonio Besana, deputy general manager di GfK Italia, mostra ai partecipanti della nostra tavola rotonda inquadra bene la complessità venuta a crearsi con la pur ancora parziale virata digitale dell’economia italiana. L’e-commerce da noi rappresenta per ora solo il 5% delle vendite retail e 40mila imprese vendono online: rispetto alle 800mila in Europa siamo praticamente assenti nella competizione globale. Tant’è, a causa dell’arretratezza o per effetto della rivoluzione globale intorno “è sempre più difficile prendere decisioni per ripensare la propria offerta, occorre farlo in minor tempo e in un quadro di complessità aumentata”, spiega. “Osservando i consumatori digitali sappiamo che l’accelerazione dello scambio di informazioni provoca in loro un crollo drastico della soglia di attenzione: dai 12 minuti ai cinque per quella superficiale e di appena 8 secondi per la concentrazione”, continua il ricercatore. Insieme al fatto che evolvono il concetto di libertà (e forse non è proprio una schiavitù trascorrere tre ore per cercare il ristorante della sera, invece di fare il ‘vecchio’ giro di telefonate, ndr) e di intimità “la relazione digitale è importante quanto quella fisica”, l’aspetto dell’attenzione incide significativamente nei comportamenti di acquisto stravolgendo i processi aziendali, a partire dalla produzione. Aumentano anzitutto i “touchpoint”, i punti d’accesso per conoscere e acquistare (web, smartphone, tablet, negozi fisici), siamo in un contesto “omni channel” dove online e offline non hanno soluzione di continuità. “La chiave di successo è la seamless (senza interruzioni) shopping experience veicolata dall’approccio multi channel”, dice Besana. E’ utile sapere che le nuove generazioni “acquistano solo su base di elementi ‘rational’ cioè convenienza e caratteristiche del prodotto; meglio se di marche note; pensano che la comunicazione debba raccontare di più e meglio le aziende, la loro storia e i valori; usano i social network tutti i giorni; un’app del dettagliante aiuta l’acquisto, nel turismo almeno il 34% dei fruitori ne è convinto”.
Secondo GfK il valore dell’ecommerce mondiale b2c e anche c2c (tra consumatori), escluse le assicurazioni, è di 2mila251 miliardi di dollari nel 2015, con un tasso di crescita annuo del 26% e tre Paesi che sviluppano il 63% del mercato.
Sono Cina, Stati Uniti e Regno Unito. Una persona su 5 è un internet shopper, con una spesa media annua online di 1.700 dollari.                  



Paola Baldacci

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