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Il valore del tempo per i tour operator

04/12/2017 - numero Edizione 1538

Il tempo inteso come investimenti, strategie, pianificazioni, che devono guardare avanti, al futuro, ma con un occhio rivolto al passato, da cui non si può prescindere perché è da li che nasce il presente. C’è chi concorda con questo pensiero e chi invece il passato se lo lascia alle spalle analizzando come un aruspice del turismo l’hic et nunc. Gli operatori sono così, hanno le loro filosofie e il bello è che a volte corrono su binari differenti. Tempo, modello di business, passato da salvare o da buttare, visioni future, sono alcuni dei temi che 5 t.o. e una compagnia crocieristica hanno affrontato nel corso della tavola rotonda "Che domani che fa", in occasione del BizTravel Forum. A quanto ci sembra di capire “il 2018 è già fatto per noi, la programmazione si anticipa”, afferma Michele Serra, presidente Mistral Tour. Anche Nardo Filippetti, presidente Eden Travel Group, parla di un 2018 che “è finito, stiamo parlando del 2019, ma ci sono anche progetti a lungo termine”, il che non può essere se non  un segnale positivo per il settore. Il tempo lo si afferra, lo si anticipa, è questa la regola di mercato di Nicolaus. “Anticipare i tempi, essere al passo”, dice il presidente Roberto Pagliara. Gli investimenti per il t.o. si orientano su 3 direttrici, “prodotto, cliente e tutto quello che c'è tra prodotto e cliente, quindi distribuzione, comunicazione e tecnologia. Cerchiamo di capire i clienti, di ascoltarli, di comprendere cosa cercano quando sono in vacanza. Il tempo nell’azienda misura l’attività”. Attenzione, però, se “il 2018 è già andato in termini di programmazione e di strategia, bisogna mettere insieme un equilibrio che permetta di raggiungere quegli obiettivi, bisogna concentrare il tempo per fare in modo di non perderlo”, ammonisce Ezio Birondi, a.d. di Settemari, perché sarebbe come perdere  business. Visto che il t.o. ha “il dovere di avvicinare il cliente, il primo modo è non farlo scappare”. Come? Adottando “un linguaggio che sia di mercato”. “Ascoltare il cliente, adeguare l’offerta alberghiera a livelli sempre più alti. Gli investimenti sono su prodotto e cliente”, così agisce Veratour nelle parole del direttore generale Stefano Pompili.

Il tempo delle crociere
Se poi andiamo a vedere il versante crocieristico il tempo si dilata ancora di più e i ragionamenti si fanno da qui a 20-30 anni. “Msc ragiona al 2026, per progettare una nave bisogna immaginare come la gente si divertirà tra 5 anni per altri 5 anni - afferma Leonardo Massa,  country manager Italia Msc Crociere -. Gli investimenti sono indagini, ricerche di mercato con al centro il cliente”.

Il modello di business
Ci si ispira a quale modello di business per costruire l’azienda del futuro? Secondo Filippetti non c’è un modello particolare, se non “anticipare la domanda, tutti abbiamo paura del futuro, ma il futuro è quello che noi creiamo, ci poniamo il budget e l’obiettivo da raggiungere e siamo noi che l’abbiamo scritto. Il futuro è incerto se non abbiamo definito obiettivi chiari”. Secondo Birondi il modello di business “è il mercato, nessuno in casa sua può fare un prodotto lontano dalle esigenze del cliente. La condizione fondamentale è che ogni t.o. abbia la sua identità”. A detta del manager funzionano “i prodotti identificabili, non belli o brutti. E se hanno una identità ben definita è anche più facile comunicarli”. Una volta creato il prodotto come si fa a farlo arrivare al cliente finale? L’adv è la risposta comune e la strategia condivisa. Anche perché la virata sul b2c sarebbe troppo costosa per i tour operator.



Stefania Vicini

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