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Hotel, più forte l’oligopolio delle Ota

04/12/2017 - numero Edizione 1538

Gli operatori allargano l’offerta ricettiva includendo proposte extralberghiere; il futuro di Google

Il ruolo delle Ota nel mondo dell’hôtellerie è destinato a restare saldo nel settore della distribuzione del prodotto. Certo la vendita diretta in seno ai grandi marchi alberghieri continua la sua costante ascesa, ma gli hotel indipendenti sono sempre più legati ai big player del web. Prova ne è il test di Accor Hotels di creare, un paio di anni fa, una piattaforma aperta agli hotel indipendenti, un marketplace che a fine anno chiuderà i battenti. La decisione è stata presa in parte per i risultati non eclatanti per gli hotel indipendenti, visto che i clienti indirizzavano, di preferenza, la loro ricerca verso gli alberghi Accor. Certo è che il ruolo di distributore alberghiero, in contrasto con le Ota, non è facile da sostenere. Tanto più che l’oligopolio di Booking, Expedia e Airbnb è sempre più potente e fa sentire i suoi effetti anche sulle altre Ota. Se ne è parlato di recente al Wtm di Londra. I margini si stanno assottigliando e i player di dimensioni medio-piccole cercano investitori e buyer pronti a rilevarli. Questo trend riguarda un po’ tutte le aree del mondo, dal Regno Unito alla Spagna, fino al Sud America. Altro aspetto da considerare è l’orientamento del business, che si sta spostando sempre di più dalla vendita di biglietteria aerea a quella di prodotti alberghieri, dove i margini e le potenzialità sono migliori.

Lo spostamento della domanda

C’è poi un altro trend che sta prendendo piede, confermato a Londra dagli operatori italiani specializzati nell’incoming. “Assistiamo ad una crescente richiesta di soggiorno in strutture extralberghiere – spiega Astrid Stocker, proprietaria di Europlan -. Un’esigenza che non è dettata dalla necessità di risparmio, ma dalla voglia di vivere un’esperienza a contatto con la realtà del territorio e la sua comunità. In questa direzione ci stiamo orientando anche noi, con una crescita delle strutture alternative all’alberghiero tradizionale”. Esperienza analoga è quella citata da Carlo Zanolla, contract manager di Mamberto: “La clientela apprezza di più i viaggi itineranti, alla scoperta del territorio e chiede sistemazioni dal prezzo conveniente e allo stesso tempo in grado di suscitare emozioni”. Gli appartamenti entrano nei pacchetti di viaggio dei principali agenti di viaggi nel mondo. Barcelò offre case private, Accor ha rilevato delle piattaforme online legate all’extralberghiero di lusso e la società BeMate ha stretto una partnership con la Confederazione spagnola delle agenzie di viaggi (Ceav) per facilitare il marketing dei suoi appartamenti attraverso l’associazione di categoria.

Motore di ricerca

Nello scenario futuro del travel non si può trascurare la portata di Google, che riceve dalle web agency 12,2 miliardi di dollari di entrate all’anno prodotte da gettiti pubblicitari, di cui metà proviene da Expedia, Priceline e dalla cinese Ctrip. Google potrebbe decidere di cambiare modello di business, di passare cioè dalla fase di intermediazione (più sicura e meno problematica) a quella di “travel wholesale”, agendo in prima persona come player del turismo, con più grattacapi ma sicuramente maggiori utili. D’altra parte gli strumenti per diventare la più grande agenzia di viaggi al mondo ce li ha già in casa: da Google Flights a Google Hotel Ads, fino a Book on Google, a Google Trips e alle sue Google Maps. A tutto questo si aggiunge l’acquisto di sistemi di valutazione di hotel e ristoranti che non hanno nulla da invidiare a TripAdvisor o trivago. Per ora il cambio di business non è stato avallato, ma sul futuro non si può scommettere.



Laura Dominici

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