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L’Italia dei matrimoni stranieri

01/04/2019 - numero Edizione 1567

Cinquecento milioni di fatturato nel 2018 ed oltre 8000 eventi per 436mila arrivi e 1,5 mln di presenze. Il fenomeno degli stranieri che scelgono l’Italia per il loro matrimonio si è ormai trasformato in vero e proprio business e i numeri e le tendenze del settore sono stati messi in luce da un’indagine realizzata dal Centro Studi Turistici di Firenze per Convention Bureau Italia. Secondo i dati rilevati dalla ricerca, che ha evidenziato il 6,8% di crescita sugli arrivi nel Belpaese e il 7,4% sulle presenze, la spesa media per ogni evento si attesta su 56.890 euro con una media di 50 invitati e festeggiamenti che interessano sempre più giorni, trasformandosi in veri e propri miniviaggi.
Le coppie straniere sono arri-vate da Regno Unito (28,1%), Usa (21,9%), Australia (9,4%), Germania (5,5%) e Canada (4,5%) ma gli sposi provenienti da Paesi Scandinavi, Indonesia ed Emirati registrano il maggior incremento e generano il maggior impatto economico. Tra i mercati emergenti, anche il Libano, Hong Kong ed il Giappone, con coppie che prediligono pochi invitati e non disdegnano i mesi invernali. Il matrimonio tipo viene celebrato nei luxury hotel (31,9%) prevalentemente nei mesi estivi (ma va segnalato un interesse in crescita per il periodo delle festività natalizie) e con rito religioso o simbolico, che è sempre più richiesto rispetto alle unioni civili, in calo.
Insieme agli alberghi di lusso, gli stranieri scelgono anche ville, agriturismi (+5,4%) e castelli e chiedono sempre di più anche masserie, rifugi alpini, cantine d’autore e spi-agge. Le Regioni italiane che preferiscono sono la Toscana (30,9%) seguita dalla Lombardia, dalla Campania, dal Veneto e dal Lazio, con Sicilia e Puglia in forte ascesa.
Anche i “same sex wedding” sono in crescita: i numeri parlano di un +64% rispetto al 2017 e il fenomeno rappresenta il 12% del mercato. La spesa per i matrimoni Lbgqt  è notevole, con coppie che dispongono di budget superiori del 20% alla media.
Un fenomeno sempre più online il wedding tourism: se per le strutture di accoglienza i motori di ricerca risultano essere il primo canale di acquisizione della clientela (23%), per i wedding planner lo sono i social network (24,8%). Gli sposi invece, utilizzano in maniera sempre più spasmodica la rete per raccontare e condividere il momento del matrimonio, con hashtag dedicati, tag e anche mini wedding site.

Le aspettative 
Secondo l’indagine, realizzata su oltre 1600 tra questionari ed interviste telefoniche rivolte ad operatori del settore, le aspettative sul destination wedding nel 2019 sono di un’ulteriore crescita della domanda, stimata tra il 5% ed il 10%, con l’incremento maggiore delle richieste attese su Puglia, Sicilia e Basilicata. In termini di volume d’affari, Emirati Arabi ed Estremo Oriente saranno i mercati che cresceranno maggiormente.
Attualmente sono oltre 60mila gli operatori che lavorano nel settore del wedding in Italia ed appare sempre più urgente la richiesta di una formazione qualificata perché, al momento, non esiste. Proprio la ricerca del Cst Firenze ha messo in luce infatti, che il 60,7% degli addetti ai lavori parteciperebbe volentieri a corsi di formazione specifici.                    
 



Alessandra Tesan

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