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All'Enit la promozione dell'Italia agli italiani? 'Senz'altro possibile'

09/07/2013 16:00
Lo stallo del portale Italia.it, il budget esiguo a disposizione dell'Agenzia, l'investimento nelle sedi estere. Parla il direttore generale Andrea Babbi
“Bisognerà vedere modi e termini, ma è senz’altro possibile”. Così Andrea Babbi, direttore generale dell’Enit, risponde a chi gli chiede se nel futuro dell’Enit c’è posto per un tipo di promozione diversa, quella dell’Italia fatta ai connazionali, agli italiani, e non solo agli stranieri. L’Enit non l’ha mai fatto ma l’idea è contenuta nel piano strategico 2020, “recepito ma non ancora approvato dal Governo Letta: intanto è stata abolita la struttura di missione che se ne doveva occupare”. E dunque potrebbe passare a Enit in futuro. Intanto, sono altri i problemi del presente dell’Agenzia, e forse Babbi è anche stanco di doverli ripetere a platee magari diverse ma pure loro ben consapevoli (l’ultima, l’assemblea Astoi in Sardegna): il budget. “Quello 2013 ammonta a 18 mln di euro, di cui però 17 destinati ai costi di struttura (leggi: stipendi e quant’altro, ndr). Ora bisogna ragionare per il 2014 sperando che venga aggiunta una quota per il marketing, altrimenti di cosa stiamo parlando? Si dice sempre che il turismo è il nostro petrolio, ma per tirarlo su dateci almeno una trivellina, non una paletta da spiaggia”, lamenta Babbi e l’immagine è decisamente efficace, soprattutto accompagnata ad un paragone con un Paese che spiagge non ne ha, ma risorse sì: “La Svizzera può contare, solo per la promozione, su 44 mln di euro”.
Altra impasse, quella tecnologica: “Italia.it: a dicembre è stata sottoscritta la convenzione con l’allora ministro Gnudi, ma l’operatività del portale non è stata ancora assegnata ad Enit”.

I passi avanti
Intanto, le attività vanno avanti e della sua gestione Andrea Babbi vuole sottolineare il ritrovato dialogo con le Regioni, “che con Enit non si parlavano da tempo, mentre oggi facciamo un incontro al mese”, e il lavoro sui visti per l’Italia, “da gennaio aumentati del 30-40%”. La strategia riguarda poi anche le fiere, con la volontà di partecipare in misura massiccia, ma anche la presenza all’estero, essenza stessa della promozione: “Non dobbiamo lasciare i dirigenti a Roma, devono andare sul territorio. Prima la proporzione era di un 60% in Italia e un 40% all’estero, oggi sette su dieci sono nelle sedi estere. Abbiamo chiuso alcune sedi ma anche aperte o riaperte delle altre magari presso i consolati o gli Ice”. Con un duplice obiettivo: mantenere la presenza sui mercati che contano, al tempo stesso risparmiando: “Produciamo 350mila euro a disposizione con queste mosse, cifra forse banale ma su un budget da 18 mln…”. Novità papabili? Ci sono il Messico, la Turchia, Città del Capo, e poi la riapertura di Amsterdam, la possibilità di tornare a Monaco con un’antenna come pure a Shanghai sotto Pechino. m.t.

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