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Massimo Bray: al varo il nuovo decreto

13/02/2014 09:20
Investimenti sull’Enit, interventi sulla governance, e un nuovo marchio Italia. Secondo il piano del ministro il turismo dovrebbe arrivare da 160 miliardi di Pil a 180 miliardi in 5 anni, creando 500mila posti di lavoro con il nuovo decreto e gli investimenti
“E' quasi pronto il decreto sul valore del turismo”. Il ministro del Turismo Massimo Bray conferma, al convegno di Federculture e Formez su “Cultura e Turismo”, la prossima presentazione del decreto varato con il ministero dell’Economia.
“Il primo intervento del decreto - rimarca Bray - sarà sulla governance”. Chiediamo maggiori dettagli a margine, sottolineando l’intervento antecedente di Renzo Iorio, presidente di Federturismo, fortemente critico sul titolo V, ma Bray non aggiunge altro in una fase di difficoltà dell’esecutivo.
“Nel decreto sarà ripensata la missione dell’Enit, che diventerà una vera agenzia nazionale del turismo, legata alle nostre altre rappresentanze all’estero, agli istituti di cultura, alle ambasciate”.
“Cercheremo inoltre di valorizzare il patrimonio diffuso, secondo i dettami europei - aggiunge il ministro -, le eccellenze territoriali e i siti Unesco. Siamo infatti l’unico Paese che non valorizza i suoi siti Patrimonio dell'Umanità (e ne possediamo più di qualsiasi Paese) quando, ad esempio, in Inghilterra, ogni sterlina investita su questo patrimonio ne ha portate 7,4”.
Il decreto, ha illustrato ancora Massimo Bray, 'ha come obiettivo anche riqualificare le imprese turistiche di tutta la filiera, favorendo la rete di impresa e l’innovazione”.
Gli investimenti saranno rivolti alla qualità e al territorio, 'e a questo proposito suggerirei di superare i confini delle categorie. Ai fini del turismo, ad esempio, sono da considerare eccellenti progetti che coinvolgono le film Commission, il cinema in cui sia ribadito lo stile di vita italiano”.
Nelle normative del decreto anche agevolazioni fiscali per le imprese e la creazione del marchio Italia “per riconoscerci”.
Bray annuncia di aver chiuso la progettazione europea utilizzando tutti i fondi in questi nove mesi, arrivando a pianificare quasi completamente anche quelli del futuro. Intese anche con l’Istruzione “per superare errori molto gravi sull’insegnamento della storia dell’arte e della musica” e a tutela del patrimonio del melodramma, e della fondazioni musicali “che stavano per essere cancellate con un colpo di penna, mentre sono una nostra grande eccellenza nel mondo, dove siamo riconosciuti come Paese del Bel Canto”.

Il ministro difende il suo operato
Per la prima volta Massimo Bray in un intervento pubblico tira le somme difendendo il suo operato, “su 340 pagine scritte sul tema dell’unificazione di Turismo e Cultura nello stesso ministero solo 10 non sollevavamo dubbi, ma noi abbiamo fatto questa scelta perché l’Europa ci chiedeva di concentrarci sull’identità del Paese, e la leva del Patrimonio culturale è stata quindi ritenuta da noi fondamentale per sviluppare progetti, perché è il nostro dna, la nostra idea di comunità”.
“Se pensate che Google si concentra sul nostro patrimonio - aggiunge ancora Bray - mentre noi abbiamo perso l’idea del rispetto della nostra cultura, e basta un’alluvione a dimostrare il danno, lo sfascio, la privazione di risorse, il lento stillicidio”. “Invece voglio dare al turismo culturale un valore preciso, rovesciare l’idea di fare impresa contro queste sedimentazioni che si sono accumulate ‘per distrazione’ come diceva Croce ; lo dobbiamo soprattutto alle aziende e ai lavoratori del turismo che hanno fatto resistenza con un volontarismo che non ha pari”.
Secondo il piano del ministro dovremmo arrivare da 160 miliardi di Pil a 180 miliardi in 5 anni creando 500mila posti di lavoro con il nuovo decreto e gli investimenti. l.s.

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