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Stefano Colombo: “Con Uvet un’occasione persa per entrambi”

30/11/2015 10:28
Le dichiarazioni del manager: “All’interno, diverse anime leisure che
presentano interessi divergenti”
La fine di una collaborazione tra manager e azienda ci ha ormai assuefatti alle frasi di rito con cui le parti dichiarano il raggiungimento degli obiettivi prefissati e la soddisfazione reciproca per l’ottimo lavoro svolto. Un atto di fair play valido anche quando i fatti vanno diversamente e che normalmente fa sorgere un sorriso ironico a chi conosce le dinamiche del settore e dei suoi attori (nel più ampio significato del termine, ndr). Stefano Colombo, già consulente del Gruppo Uvet, si sottrae a questa logica. “Con Uvet – dichiara a questa agenzia di stampa – è stata un’occasione persa, per entrambi”. Riassumiamo i fatti: nel 2012 entra nel gruppo come consulente per lo sviluppo del ramo tour operating; nel 2015 segue le attività di sponsorizzazione del Padiglione Usa di Expo per conto di Uvet. A fine ottobre 2015 cessa il rapporto di collaborazione.

Gv: Perché non attenersi alla formula di rito che normalmente vede “chiudere con soddisfazione un ciclo di crescita” e salva le apparenze?
“Perché non riesco, dopo aver iniziato la fase di start up per un’attività che ha bisogno di tempo per consolidarsi, ad affermare che il ciclo sia compiuto. Evidentemente il presidente Patanè punta su altre persone”.

Gv: Perché la definisce un’occasione persa?
“Perché, insieme, avremmo potuto combinare, in modo sinergico, le attività già
presenti nel gruppo in termini di distribuzione con l’attività di tour operator”.

Gv: Secondo lei cosa non ha funzionato?
“Dal mio punto di vista, la mancanza di convinzione di operare alcune scelte
strategiche in ambito tour operating. Questo dovuto proprio alle diverse anime
"leisure" di Uvet che, presidiate da manager con interessi divergenti, ha
creato incomprensioni interne mai risolte. Detto questo, ringrazio comunque
Patanè per quanto ho potuto apprendere in questi 3 anni e mezzo. Resta il fatto
che, a mio avviso, l’interruzione del rapporto con Il suo gruppo rappresenta
una reciproca occasione persa”.

Gv: Quali erano le sue aspettative e quali quelle dell’azienda nei suoi
confronti
?
“Il mio approccio iniziale, con il presidente Patané, è stato quello di
offrire la mia esperienza alla sua azienda per cercare di costruire qualcosa insieme. La mia ambizione, più volte espressa, era quella di poter essere
coinvolto anche a livello imprenditoriale. Mi sono però reso conto che la volontà non era reciproca. Ritengo inoltre che, una volta archiviato il progetto di acquisizione di Valtur (Uvet aveva partecipato alla gara per la sua acquisizione nel 2013, ndr) avremmo potuto acquisire e rilanciare il marchio Ventaglio. Da parte dell’azienda ritengo ci fosse la volontà di acquisire know how, relazioni e credibilità”.

Gv: Con oltre 1.200 agenzie il connubio tra tour operating e distribuzione
sembrerebbe un percorso agevole.

“Si, così sarebbe dovuto essere, ma fintanto che mi sono occupato del ramo
tour operating persisteva la titubanza che enfatizzarne troppo il ruolo avrebbe
potuto creare contrasti con i tour operator con i quali la rete distributiva
lavorava. Ora che la strada della produzione interna è una scelta quasi
obbligata, chi prima si occupava di distribuzione, ora si occupa del t.o. e dei
villaggi o resort come va di moda chiamarli oggi”.

Gv: A quale attività si dedicherà adesso?
“Ho trascorso il mese di novembre a vagliare alcune opportunità, ma entro
breve deciderò. Mi vorrei dedicare allo sviluppo dei mercati esteri e non più
solo a quello nazionale. Sto valutando prodotti adatti collaborando con catene
alberghiere, compagnie aeree, croceristi e, naturalmente, anche con tour
operator sia italiani sia esteri”. l.d.
 

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