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"Per l'Italia l'unica ricetta è la rivoluzione digitale"

03/12/2015 09:25
Gli investimenti in comunicazione lo dimostrano: se in Italia non siamo capaci a promuoverci lo fanno le Ota con un budget che equivale al 50% dei loro ricavi di intermediazione. Presidio del web e sistema, le armi per imporsi
Cinquecento miliardi di euro nel mondo in comunicazioni, di cui 100 online. La comunicazione turistica online vale tra i 10 e i 12 miliardi, di cui 3 miliardi sono appannaggio di Expedia e 3,1 di Booking.com. Sono le cifre svelate ieri da Lorenzo Baroni, ceo Tripitaly, nel corso del dibattito “L’Italia del turismo: figli di un dio minore”, promosso in ambito BizTravel Forum a Milano. Se poi si considera che un’Ota come Expedia incassa 6 miliardi in intermediazioni, i conti sono presto fatti: il 50% viene dedicato alla comunicazione. Un dato emblematico e che fa capire chiaramente il concetto: “Il sistema che non facciamo noi lo fanno le Ota”, avverte Baroni, spiegando che il modello vincente è stato quello di aver aggregato in rete tanti hotel. “A livello istituzionale occorre una strategia di comunicazione – spiega ancora il manager -. Non occorre raggiungere l’eccellenza ma dobbiamo difendere l’unicità”.

Per questo il Gruppo Uvet sta rispondendo con “una strategia unitaria sul web – ha dichiarato Layla Pavone, venture partner Digital Magics -. Siamo un incubatore certificato di startup e dei 1500 progetti visionati in un anno ne selezioniamo un centinaio e ne incubiamo una decina”. Una strada ancora lunga, se si pensa che su 4.850 startup in Italia più di 600 hanno progetti in campo turistico, ma tra tutte non riescono ad attrarre più di 133 milioni di euro. Qual è l’obiettivo di Uvet in tutto questo? “Digital Magics e Uvet insieme – ha spiegato Pavone – vogliono promuovere un’offerta competitiva sul web e porsi anche come competitor di Italia.it o rispetto a Expedia. Siamo l’alternativa italiana”.

Commentando lo stato di salute alberghiero in Italia, Marco Michielli, vicepresidente nazionale Federalberghi, ha sottolineato che si parla spesso di “hotel pieni ma poco di fatturato. L’industria turistica viene giudicata in base al numero dei prodotti ma guardiamo ai fatturati e agli utili”. Il discorso ha poi virato sulle potenzialità inespresse del Sud Italia, sulla necessità di modificare l’articolo V e sulla disparità di risorse rispetto ai nostri competitor diretti. “Se 6/7 anni fa le regioni riuscivano a spendere – male – 360/370 milioni di euro l’anno in promozione, ora queste risorse non ci sono più e allo stesso tempo il Governo non ne ha da destinare. L’unica ricetta plausibile è la rivoluzione digitale”, ha aggiunto il manager.

Un ruolo, quello della rivoluzione digitale, che spetta di diritto al centro. “L’Enit è in fase di ripartenza”, ha ammesso Fabio Lazzerini consigliere delegato Enit, citando l’esempio di Willy il coyote quando insegue Beep Beep e si trova sull’orlo del precipizio. Lazzerini ha puntato il dito sulla spesa dei turisti: “Non è tanto importante il numero dei visitatori quanto la spesa che effettuano nel Paese. Siamo al settimo posto per entrate turistiche e al quinto per arrivo”. E poi ha aggiunto: “Il turismo si vorrebbe vendere in modo autarchico, ma si può anche vendere l’Italia all’estero stando all’estero. L’importante è che le tasse vengano pagate da tutti in modo equo” l.d.
 

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