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Albergatori: abolita la parity rate

23/06/2016 09:58
La X Commissione del Senato ha votato l'articolo 50 del disegno di legge concorrenza

Parity rate addio. E’ passata, infatti, nella sua formulazione originaria la norma 'Booking' del ddl Concorrenza che vieta il parity rate, dando agli albergatori la possibilità di praticare alla clientela finale prezzi minori rispetto a quelli offerti da intermediari terzi, anche online. A riportare la notizia è Agi.it.

La X Commissione del Senato ha, infatti, votato l'articolo 50 del disegno di legge concorrenza. La norma, come si sa, pone un freno alle clausole contrattuali imposte dai grandi portali di prenotazione alberghiera in base alle quali gli hotel non possono pubblicare sul proprio sito internet un prezzo più basso di quello pubblicato sugli stessi portali (clausole di parity rate o best price). Con l'approvazione dell'articolo 50, si andrebbero a tutelare i consumatori, avendo così la possibilità di accedere a tariffe più basse, le imprese, nella condizione di poter sviluppare liberamente le proprie politiche commerciali e l'erario, che verrebbe a beneficiare di un maggior gettito.

Inoltre, l'articolo 50 va ad allineare il sistema turistico italiano a quanto già fatto in altri Paesi, commenta Federalberghi. Per esempio, in Francia, la legge Macron, in vigore dal 7 agosto 2015, ha sancito la nullità di tali clausole, affermando la piena libertà degli alberghi di riconoscere ai clienti sconti e vantaggi tariffari. In Germania, l'Autorità Antritrust (Bundeskartellamt), con decisione del 23 dicembre 2015, ha proibito a Booking.com di utilizzare le clausole di parity rate, ordinandone la cancellazione da tutti i contratti. Analoga decisione, adottata dall'Autorità tedesca nel dicembre 2013 in relazione al portale Hrs, è stata confermata dal Tribunale amministrativo di Dusseldorf nel gennaio 2015. Il Bundeskartellamt ha attivato anche un procedimento nei confronti di Expedia, relativo al medesimo argomento.

Non tutti però pensano che a beneficiarne saranno i consumatori. E' questo il parere di Massimiliano Dona, segretario dell'Unione Nazionale Consumatori, che afferma: "Salvata la lobby degli albergatori. La norma – ha fatto presente - va solo apparentemente in favore dei consumatori. In realtà li danneggia. Al di là del fatto che non si capisce perché un albergatore dovrebbe avere convenienza a pubblicizzare su una piattaforma un prezzo più alto di quello effettivamente praticato, il punto è che la concorrenza si ottiene con un numero maggiore di alberghi, la perfetta informazione e la trasparenza dell'offerta - afferma Dona -. Questo è possibile solo grazie ai siti comparatori, che hanno permesso al consumatore di poter valutare migliaia di alberghi, scegliendo quello più conveniente, con il miglior rapporto qualità prezzo. Questo meccanismo, però, funziona solo se il prezzo sui siti internet è vero, è quello realmente praticato, non un prezzo gonfiato rispetto a quello che si ottiene chiamando direttamente l'albergo. Ecco perché - a suo dire - la norma è un regalo agli albergatori, riducendo tra di loro la concorrenza”. Dona fa anche presente che, “dopo quanto deciso dall'Antitrust in materia, il problema era già stato risolto”. 


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