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Viaggi in cima ai desideri degli italiani, ma cambiano le abitudini

23/11/2016 15:00
Il 44% dei consumatori intervistati da GfK nella sua ricerca è stato condizionato nella scelta di viaggio dai timori, ma il 61% degli intervistati cita la vacanza come desiderio primario per il futuro

La voglia di viaggiare è tenace, resiste alle paure e resta in cima ai desideri per il futuro. E’ quanto risulta da due ricerche elaborate da GfK Italia e presentate ieri nel corso del 31esimo appuntamento con MARTEDIturismo by Guida Viaggi organizzato nella sede di GfK in via Tortona a Milano.

Due le analisi, una mirata al consumer, con una overview sulle tendenze in atto nel mondo dei viaggi – illustrata da Silvia Pizzetti, account director di GfK - che si è soffermata sul tema delle paure internazionali e nazionali per mostrare l’atteggiamento verso i viaggi degli italiani oggi, e la seconda, spiegata da Daniela Mastropasqua, GfK industry lead, che ha fatto il punto sui principali trend di prenotazione del 2016 confrontati con il 2015.

Quattro i trend in atto – ha motivato Pizzetti -: il fai da te come modalità prevalente di organizzazione; il web che rappresenta il canale di informazione e di acquisto; la condivisione e lo scambio e infine la scelta per i viaggi di compagnie aeree e tour operator low cost”. Dal panel composto da 25mila persone in 21 Paesi, è risultato chiaro che la paura “è un sentiment diffuso”, con Brasile, Turchia e Messico in cima alla lista dove la paura è più alta, mentre i Paesi più colpiti dagli eventi terroristici (Francia e Germania ad esempio) rispondono meglio ai timori. “Il 32% delle persone intervistate – ha affermato Pizzetti – è in costante stato di malessere e anche in Italia i timori sono in aumento, passati dal 54% di incidenza sugli interpellati nell’inverno 2015 al 58% dell’autunno 2016 e con un 36% di rispondenti che non mostrano particolari timori, contro il 41% dell’anno prima”. Dal campione si evince altresì che un 28% ha cambiato la destinazione di vacanza a causa di timori, mentre un 16% ha rinunciato al viaggio e un 10% ha cambiato il mezzo di trasporto, per un 44% del totale che è stato, in un modo o nell’altro, condizionato nella scelta da una serie di paure. Il dato positivo, però, è che “i viaggi e le vacanze sono stati citati dal 61% del campione come un desiderio primario per il futuro”.

La conferma che le paure fanno cambiare abitudini e programmi ai viaggiatori italiani, ma non la voglia di partire è arrivata da Daniela Mastropasqua: “Tra giugno e agosto – ha spiegato la manager – si è assistito ad una trasformazione: i voli hanno perso il 26%, mentre il solo land (pernottamenti) hanno guadagnato 23 punti percentuali a giugno 2016 e il totale del mercato ha registrato da gennaio a settembre 2016 una tenuta, con un +1% di fatturato”. In termini di destinazioni, la scelta degli italiani ha premiato la Spagna, mentre la Grecia ha subito la vicenda “migranti” nell’avvio di stagione, per poi recuperare; l’Italia è cresciuta. L’italiano ha optato per la cosiddetta partenza “intelligente” e spesso con auto propria, “ma quel che conta è che la vacanza si è fatta comunque”. “Sul lungo raggio – ha sottolineato Mastropasqua – Cuba e Tailandia registrano segnali positivi, in particolare la prima con un exploit del +16% a giugno”.

Un quadro statistico che trova l'intesa tra gli enti del Turismo presenti alla tavola rotonda, che concordano sui numeri e sulla crescita di un turismo disintermediato, che per la maggior parte di loro  (Fiandre, Irlanda, Spagna, ad eccezione di destinazioni di medio e lungo raggio come Repubblica Dominicana e Abu Dhabi) mostra ormai uno share dell’80% circa sul totale.

“Il mercato italiano poi – hanno detto all’unisono – è uno dei più difficili, perché ancorato ai cliché di alcune destinazioni. Si fa fatica ad imporre nuove location e spesso gli agenti di viaggi preferiscono vendere ciò che risulta più facile e conosciuto al consumatore”. Intanto un’opera di sensibilizzazione nei confronti dei ricettivisti, le campagne di co-marketing con i tour operator, i voli diretti e una comunicazione mirata e virale possono aiutare nel compito di diversificare l’offerta, allargando il target di clientela da coinvolgere e mirando così alle revenue più che alla semplice numerica dei flussi movimentati, obiettivo primario ormai di tutti i mercati turistici maturi. l.d.


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