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Terremoto Centro Italia: a rischio l'economia del turismo

20/01/2017 10:46
Le 10 province più colpite valgono 9 miliardi di Pil ed oltre 5 mln di arrivi annui. Calano gli arrivi, operatori e albergatori preoccupati

Un terremoto e un maltempo che dimezzano l'economia del turismo. A puntare l'attenzione su questo aspetto di una realtà drammatica in primo luogo dal punto di vista umano (si pensi anche al crollo dell'hotel di Farindola sul Gran Sasso) e poi dal punto di vista dell'economia dei territori interessati è Il Sole-24 Ore. Le 10 province che sono state più colpite valgono 9 miliardi di Pil ed oltre 5 mln di arrivi annui, 20 mln di giorni di presenza, 25mila imprese coinvolte, in grado di attrarre 600 milioni di spesa solo dai mercati stranieri. 

A risentire, infatti, dei danni causati dal sisma è il turismo sviluppato nel Centro Italia, il quadrilatero tra Lazio del Nord, Abruzzo, Marche e Umbria, vede zone come la Valnerina che deve fare i conti con un calo del 90% degli arrivi se non sono calati del tutto. O mete ben note come Assisi, Spoleto, Gubbio che hanno subito cali del 30 e del 50%. In questo modo viene colpito duramente il boom turistico che la regione stava registrando fino alla data del 24 agosto, con una crescita dell'11%, quando poi c'è stata la prima scossa di terremoto. 

Non sono rosee le percentuali dell'Abruzzo, che sta registrando un crollo degli arrivi dal 30 al 40% rispetto al periodo agosto-dicembre 2015, come attesta un primo monitoraggio di Confindustria Alberghi. Ad essere duramente colpite anche le Marche con territori che si trovano a dover fronteggiare l'assenza di turisti. 

Il rischio è che questo crollo degli arrivi prosegua anche nei prossimi mesi, il che, sottolinea la fonte, potrebbe portare ad un dimezzamento dell'economia turistica di queste zone.

L'assessore al Turismo dell'Umbria, Fabio Paparelli, ha fatto presente che "il governo deve studiare degli ammortizzatori sociali per il settore almeno per coprire metà del 2017 quando si sentiranno le ripercussioni di questo crollo". 

Preoccupazione espressa anche da parte degli albergatori abruzzesi, che tra l'altro stanno ancora scontando il calo registrato a seguito del sisma dell'Aquila del 2009. Il presidente di Federalberghi Abruzzo, Gianmarco Giovannelli, pone l'accento sulla sofferenza del turismo montano, in questo momento, chiedendo "un piano di intervento straordinario per liberare subito le strade e facilitare un ritorno alla normalità". Giovannelli ci tiene anche a sottolineare che "la regione non è in ginocchio come si crede, le strutture della costa non sono a rischio, ma le difficoltà ci sono e vanno affrontate". Dopo il terremoto che ha colpito Amatrice si è verificato un calo di circa il 30%, "soprattutto a settembre", ma prima di ciò la stagione stava andando bene. Soffrono il Parco nazionale d'Abruzzo, ma anche località quali Roccaraso e Pescasseroli. 

C'è poi, come sempre avviene in questi, casi l'effetto media. Ossia le immagini che circolano delle zone del Centro Italia isolate hanno un impatto sull'immaginario collettivo, soprattutto su quello dei turisti stranieri, che tendono ad associare al Centro Italia la città di Roma. Pertanto, la Capitale non è immune da possibili disdette, fa presente da Giuseppe Roscioli, vicepresidente Federalberghi, se non ci si adopera a fare una "comunicazione corretta". 

 


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