EDITORIA - EVENTI - SERVIZI  DAL 1972 AL SERVIZIO DEL TURISMO PROFESSIONALE

 
HOME > Notizie

“Brand Usa è qui per rimanerci”

06/06/2017 09:00
Profilo basso e Roi alla mano, l’ente di promozione non si scompone di fronte alla propaganda. "Di fatto nulla è cambiato nelle procedure d'ingresso nel Paese"

La “propaganda” del presidente Trump danneggia il turismo, ma l’industria non drammatizza ancora, tanto meno l’ente di promozione minacciato dai tagli di budget.  Alla domanda “What about Trump?”, dopo avere reso noti i risultati del lavoro svolto nel 2016, il presidente di Brand Usa risponde che di fatto nulla è cambiato nelle procedure d’ingresso. “Si è parlato di molte cose, di visti, di Esta, ma l’unica che è cambiata è l’electronics ban – osserva Chris Thompson -; per entrare negli Stati Uniti non ci sono procedure diverse. Per quanto ci riguarda, possiamo dire di continuare a fare il lavoro di promozione nei 40 mercati dove siamo presenti e con i risultati noti”.

Incalzato, non nega che ci sia da fare i conti con “un danno di propaganda” per le insistenze sulle regole legate sotto diversi aspetti ai viaggiatori. Nel frattempo il presidente Trump rilancia sul travel ban per i Paesi a maggioranza musulmana, auspicando via Twitter per una versione senza troppe concessioni, come quelle apportate dopo la prima revisione.

Il valore prodotto

Profilo basso e Roi alla mano, questo è l’approccio che Brand Usa e la Us Travel Association (Usta) stanno tenendo in questo momento storico, che per la seconda delle istituzioni non è attualmente il più difficile, avendo gestito un 11 Settembre e il crollo degli arrivi senza precedenti. “Brand Usa è qui per rimanerci”, dice il presidente della Usta, Roger Dow. “In quattro anni abbiamo generato 51mila posti di lavoro in più ogni anno e un impatto economico di 30 miliardi in totale, 14 miliardi di spesa turistica aggiuntiva, 4 milioni di visitatori internazionali in più”, argomenta Thompson.

Il turismo è la prima voce dell’export, rappresenta il 33% di tutti servizi esportati e l’11% complessivamente. Dei 40 mercati presidiati, quattordici di essi sono i principali dove sono state condotte iniziative pubblicitarie rivolte al consumatore finale (nel 2016), con investimenti importanti. “Questi sono i bacini che generano l’80% degli arrivi internazionali – precisa Thompson -. Quest’anno saranno attuate in 16 Paesi”.

Un’altra insidia della quale gli si è domandato è il taglio di fondi che l’amministrazione sta presentando al Congresso per l’approvazione, “è dunque un iter in corso e abbiamo chiesto un colloquio per esporre il valore apportato all’economia americana”, conclude Thompson. Dietro questa affermazione si percepisce una certa fiducia nella capacità di dimostrare che l’attività condotta è redditizia.

Misurazione continua delle performance: è questo dunque lo scudo che Brand Usa alza sulla politica. L’ente mantiene la policy di tenere le spese generali sotto il 10% ogni anno “in modo da collocare almeno il 90% delle risorse in marketing che possono aumentare l’inbound internazionale”. In arrivo la nuova campagna digital “One Big Welcome” che ha per protagonista la gente comune. p.ba.


TAGS

QUESTO ARTICOLO MI FA SENTIRE

COMMENTA

Ultime News

Guarda tutte