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"Non ci chiamiamo Google Tour"

23/11/2017 09:50
I t.o. rivendicano la loro identità. Funzionano i prodotti che sono identificabili, non belli o brutti, il messaggio lanciato dalla tavola rotonda che ha visto sei realtà a confronto

Il valore del tempo, letto dal punto di vista degli investimenti in cantiere, il rapporto con il passato, valutando cosa tenere e cosa "buttare", il modello di business a cui ispirarsi, la visione del futuro. Sono solo alcuni dei temi emersi durante la tavola rotonda "Che domani che fa", che ha visto sei realtà del turismo organizzato confrontarsi in occasione del BizTravel Forum. Sul palco Settemari, Eden Travel Group, Msc Crociere, Nicolaus, Veratour, Mistral Tour.

E' stato detto che il tempo "è un'opportunità per le aziende che lo sanno cogliere". In alcuni casi i t.o. sembrano lavorare già secondo un modello operativo che guarda (per forza) avanti. “Il 2018 è già fatto per noi, la programmazione si anticipa", afferma Michele Serra, presidente Mistral Tour. Guarda avanti anche Nardo Filippetti, presidente Eden Travel Group. “Il 2018 è finito, stiamo parlando del 2019 - osserva -, ma ci sono anche progetti a lungo termine”.

Se il 2018 è "già andato in termini di programmazione e di strategia, bisogna mettere insieme un equilibrio che permetta di raggiungere quegli obiettivi", asserisce Ezio Birondi, a.d. Settemari. A detta del manager il modello di business cui si avvicina "è il mercato, il dovere del t.o. oggi è dare strumenti trasversali sul prodotto e sul confezionamento". Ed è qui che sta il nodo. Secondo Birondi "nessuno in casa sua può fare un prodotto lontano dalle esigenze del cliente. La condizione fondamentale è che ogni t.o. abbia la sua identità. Funzionano i prodotti che sono identificabili, non belli o brutti. Non ci chiamiamo Google Tour”, afferma il manager per avvalorare la necessità di avere una identità forte sul mercato. 

Una volta creato il prodotto nuovo come si fa a farlo arrivare al cliente finale, visto che il rapporto con quest’ultimo lo ha l’adv? A porre l’accento sul tema è Michele Serra e così il discorso vira inevitabilmente sul b2c e sul fatto che non sia una strada percorribile. Le adv dal pubblico dicono che non lo è in quanto costerebbe troppo ai t.o. e questi ultimi pare ne siano consapevoli. “E’ un investimento incredibile di milioni e vuol dire anche buttare via la relazione con le adv”, fa presente Filippetti. La produzione fa autocritica e viene fatto presente che non è riuscita a far passare il messaggio che ha "un prodotto diverso, non vendiamo un prezzo – afferma il manager -. Se lo vogliono non devono venire da noi. Non creiamo un ambiente come le grandi Ota, questi sono prodotti che abbiamo scelto per un certo target di clientela, non mettiamo assieme domanda e offerta”.

Il mondo delle crociere ragiona guardando molto avanti. Msc al 2026, "per progettare una nave bisogna immaginare come la gente si divertirà tra 5 anni per altri 5 anni. Gli investimenti sono indagini, ricerche di mercato con al centro il cliente”, fa presente Leonardo Massa, country manager Italia Msc Crociere.

A tal proposito “vedere un forte ritorno alla domanda in adv fa piacere - commenta Stefano Pompili, direttore generale Veratour -, vuol dire che hanno saputo intercettarla”. Il t.o. dal canto suo resta fedele alla sua filosofia, “siamo ancora 100% adv e nel futuro vediamo solamente questo modello di business”.

Attenzione, però, perchè “oltre il 50% delle persone non si rivolge alle adv”. A lanciare l'allarme è Roberto Pagliara, presidente Nicolaus. Dal canto suo il t.o. sta riflettendo assieme al nucleo selezionato di adv Diamond su come intercettare parte di questa fetta di mercato. La soluzione secondo il t.o. sta nelle operazioni di geomarketing e nel lancio di un programma, ancora in embrione, Partnership for leadership, da portare avanti con le adv partner. s.v.

 


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