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Abu Dhabi e la scelta dell'hub culturale

18/12/2017 11:37
Il Louvre Abu Dhabi come esempio di tolleranza e di pace tra le civiltà; le strategie di sviluppo della destinazione e l'introduzione dell'Iva al 5% dal primo gennaio prossimo per l'Unione

Un hub interculturale che si propone come modello di sviluppo futuro per gli Emirati Arabi. La scelta strategica di Abu Dhabi va in questa direzione e un esempio lampante è il Louvre Abu Dhabi (108 milioni di dollari di costo stimato), aperto l’11 novembre scorso e già considerato un caso unico nel mondo per come è riuscito a raccontare la storia universale nell’era post-relativista: “Rappresenta – ha spiegato Jean-François Charnier, direttore scientifico del museo – un momento di incontro e apertura dello spirito che deve rompere con le certezze e aprire la strada ad un nuovo mondo di tolleranza e di pace”. Un po’ il concetto che sottende il percorso fatto dall’Emirato (80% del territorio degli Emirati Arabi Uniti), che punta su una modernità rivisitata (in questo ha acquisito una sua identità forte che lo differenzia rispetto a Dubai) e su uno sviluppo che si basa sul terziario: servizi, finanza, assicurazioni e naturalmente tanto turismo, anche se i tempi impongono una maggiore prudenza rispetto al passato e le nuove realizzazioni previste (dal Guggenheim Museum al British Museum) approderanno nella destinazione in modalità rallentata.

Il chairman del Dipartimento di Cultura e Turismo di Abu Dhabi, Mohamed Khalifa Al Mubarak, omologo del nostro ministro Franceschini, ha spiegato di recente che “il turismo ha assistito ad una crescita del 18,9% dal 2009, facendo diventare Abu Dhabi la quarta location al mondo per velocità di crescita, con Yas e Saadiyat Island come nuovi centri globali di cultura”. Al Mubarak è anche ceo della società di real estate Aldar, che ha in pipeline una serie di sviluppi immobiliari, dal Reem Central Park al Crowne Plaza Hotel. La sfida, però, è quella di sostenere questo piano di crescita - all’insegna di arte e cultura - preservando l’eredità del passato, e quando afferma che “This is a place founded on tradition yet forged by rapid modernity”, il suo pensiero coincide con l’obiettivo dello sceicco Khalifa bin Zayed Al Nahyan, presidente degli Emirati Arabi Uniti ed emiro di Abu Dhabi, che in un’iscrizione visibile al palazzo Qasr Al Muwaiji ha così sintetizzato la politica che tiene unita la regione: “L’Unione è il nostro fato e il nostro destino, la fonte della nostra forza e il rifugio delle generazioni future. E’ la nostra via per un presente felice e un brillante futuro…”.

Nella Vision dell’Unione è previsto un forte impulso al settore dell’educazione. Nei giorni scorsi il Gabinetto dell’Uae ha approvato una strategia nazionale per l’educazione superiore e l’obiettivo è quello di elevare ulteriormente il livello delle università locali (77 le università oggi tra pubbliche e private) per farle entrare nella classifica delle top100 mondiali. Un altro momento di svolta per gli Emirati avverrà il primo gennaio prossimo con l’introduzione dell’Iva al 5%, imposta finora sconosciuta ai locali e che però, secondo un portavoce del Fondo monetario internazionale, dovrebbe avere un impatto limitato sui beni e servizi. “La tassazione – ha spiegato Jihad Azour, direttore dell’Imf per Medio Oriente e Asia centrale, in un’intervista al quotidiano Khaleej Times - darà ai paesi l'opportunità di allungare il consolidamento fiscale e le riforme strutturali necessarie per diversificare le rispettive economie”. Un segnale che sembra avvicinare gli Emirati ad un modello di stampo occidentale, tesi rafforzata dalla valutazione in corso di tassare i ricavi. l.d.

Nei prossimi gioni, online, il business delle crociere, le innovazioni di Etihad e il piano marketing del Dipartimento di Cultura e Turismo di Abu Dhabi


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