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Il turismo nel 2030? Riguarderà 1,8 miliardi di persone

20/12/2017 17:33
A tracciare gli scenari futuri da qui a 13 anni lo studio promosso dalla Commissione Turismo del M5S Camera, con la collaborazione del professor Domenico De Masi, sociologo del lavoro

Il turismo da qui al 2030 come sarà? Difficile tracciare previsioni o anticipare quali potrebbero essere gli scenari, soprattutto se si pensa alla velocità con cui cambiano ed evolvono le situazioni. "Da qui al 2030 sono 13 anni da oggi e 13 anni fa Facebook non esisteva, il che dà la misura di come cambieranno velocemente le cose". Pietro Ferraris, presidente dell'Associazione Startup Turismo, sintetizza così il suo pensiero, rispondendo alla domanda, filo conduttore dello studio "Turismo 2030" promosso dalla Commissione Turismo del M5S Camera, con la collaborazione del professor Domenico De Masi, sociologo del lavoro. Allo studio hanno collaborato 11 studiosi di turismo, appartenenti a diverse discipline. Lo studio è stato presentato oggi a Milano, al Palazzo delle Stelline.

Per capire le strategie future si parte dai numeri. "L'Italia è al 5° posto per arrivi e al 7° per introiti. La Francia 'svecchierà' la sua immagine e la Spagna passerà da un turismo di massa ad uno sostenibile - ha esordito l'onorevole Mattia Fantinati, del gruppo parlamentare M5S, introducendo i lavori della mattinata -. Decisioni che devono essere lungimiranti e per le quali deve essera fatto un piano". L'idea epsressa da Fantinati è "costruire insieme una pianificazione strategica a lungo periodo e unitaria, in questo modo l'Italia potrà riprendersi il ruolo di leader di settore che le spetta. Il 70% di una vacanza nasce, vive e rimane sui social, lo avevamo immaginato 20 anni fa?". Certamente no. 

Torniamo ai numeri. Le previsioni per il 2030 parlano di un turismo mondiale che interesserà 1,8 miliardi di persone, pari all'80% in più sul miliardo di turisti del 2013. Guardando all'incoming turistico i dati presentati da De Masi attestano che "il 1° Paese è la Francia con 84 mln di stranieri l'anno, seguono gli Stati Uniti con 77 mln, i 68 mln della Spagna, i 57 mln della Cina e i 51 mln in Italia, nel 1970 eravamo il primo Paese per arrivi, ora siamo al 5° posto - afferma il professore - e dopo di noi c'è la Turchia". Guardando al Pil, "l'incidenza del turismo nel mondo sul Prodotto interno lordo è del 10%, in Spagna è del 16%, in Messico del 15%, in Turchia del 12%, nel Regno Unito dell'11% e in Italia del 10,3%". 

Nel nostro Paese i turisti stranieri per il 52% provengono da Paesi europei, per il 23% da Asia e Pacifico e per il 16% dagli Stati Uniti. Nel 2015 le mete apprezzate sono state Roma, Venezia, Milano, Firenze, Torino e Napoli. "Per Roma 10 mln di turisti sono attratti dalla presenza del Papa e del Vaticano", sottolinea Di Masi. 

Non c'è dubbio che il "turismo sia il motore prossimo dell'economia e delle imprese", fa presente Gianni Rebecchi del board di Assoturismo, che si sofferma su ulteriori dati per avvalorare la portata della crescita che il turismo avrà. "I dati Iata ci dicono che 4 mld di persone hanno viaggiato nel 2017, battendo ogni record storico, sono 28mila gli aeromobili in volo ogni giorno, il che ci parla di un flusso inarrestabile. Quando c'è una crescita bisogna pensare a come strutturarla, per questo è importante una governance dei flussi turistici". Bisogna tenere presente che da qui al 2030 "il metodo di acquistare, consumare e viaggiare sarà cambiato". Rebecchi cita una ricerca della UE del 2014 da cui "è emerso che il 75% dei viaggiatori prenota su piattaforma online, è un fenomeno nuovo che deve essere governato", fa presente, anche alla luce della scadenza imminente del 31 dicembre, termine entro il quale dovrà essere recepita la nuova direttiva europea, ma questo è un altro capitolo che attende risposta. 

A portare uno spirito critico sui numeri è Alberto Corti, direttore Confturismo, Confcommercio. Sui 2 mld di turisti previsti per il 2030 dice: "Facciamo attenzione, in quanto per il 2009 era stato previsto (nel 2008) di superare il miliardo di flussi internazionali, ma si è dovuto aspettare il 2013 per raggiungere l'obiettivo". Il motivo del ritardo? E' da rintracciare nella crisi economica mondiale, che si è verificata e in tutta una serie di elementi relativi alla sicurezza. Pertanto, dice Corti, "la certezza che siano i numeri del 2030 non l'abbiamo". Corti, però, non ha dubbi sul tipo di turismo che si vuole: "Un turismo che spenda di più di quanto ci costa nella sua gestione", ha affermato. s.v.

 

 


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