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De Juniac, Iata: "Aeroporti non adeguati alla crescita"

11/01/2018 10:26
Il ceo e dg dell'organismo internazionale lancia l'allarme: "I governi non stanno predisponendo gli investimenti necessari. Necessaria la ridefinizione delle tasse aeroportuali in Europa"

Gli aeroporti stanno operando aldilà delle loro capacità, e i governi non stanno predisponendo gli investimenti necessari a tenere il passo della crescita del settore”. E’ questo l’avvertimento giunto da Alexandre de Juniac, ceo e dg di Iata, che ha inoltre sottolineato come nel corso dell'ultimo decennio le tasse aeroportuali per i passeggeri sul biglietto di sola andata medio siano più che raddoppiate, da € 16 a € 33, mentre sono scesi i costi dei biglietti aerei.

“Perché questi corsi divergenti?”,  si è chiesto de Juniac. “La spiegazione più schietta - ha argomentato - si basa sulle pure forze del mercato: le compagnie aeree sono sottoposte a una forte competizione, quindi sono alla continua ricerca dell'efficienza necessaria per offrire ai propri clienti un'offerta di prezzi più convincente. Gli aeroporti, invece, non sono sottoposti alle stesse pressioni competitive. Con pochissime eccezioni, non c'è scelta: se vuoi volare ad Amsterdam, per esempio, Schiphol è la tua unica scelta. E quando sembra che ci possa essere competizione come a Parigi, scopri che Orly e Charles de Gaulle hanno lo stesso proprietario. Gli aeroporti sono partner fondamentali per le compagnie aeree. Senza di loro, le compagnie aeree non avrebbero letteralmente nessun posto dove prendersi cura dei loro passeggeri. E stiamo lavorando in collaborazione con gli aeroporti per apportare miglioramenti in settori chiave come la sicurezza, l'ambiente e l'esperienza dei passeggeri”.

La buona notizia è che l'Unione europea dovrebbe riesaminare la direttiva sui diritti aeroportuali. E le compagnie aeree chiedono, senza mezzi termini, che venga rafforzata. "Se le tariffe europee fossero rimaste ai livelli del 2006, stimiamo che oggi 50 milioni di persone in più viaggerebbero in Europa. E questo pagherebbe grandi dividendi creando circa 238.000 posti di lavoro e aggiungendo 50 miliardi di euro al Pil del continente. Sono cifre che l'Ue dovrebbe trovare difficili da ignorare".
 


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