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Newco, Ferrovie, Ue, prestito ponte: il risiko di Alitalia

15/10/2018 10:01
Dopo le ipotesi del vicepremier e titolare del Mise Luigi Di Maio, l'Ue monitora la situazione per gli eventuali aiuti di Stato. E gli economisti rilevano: "Ancora una volta pagano i contribuenti"

Alitalia sempre al centro dell’attenzione. Dopo le parole del ministro del Mise Luigi Di Maio (che ha ipotizzato la costituzione di una newco con Ferrovie dello Stato, Cassa depositi e prestiti e il Tesoro, il tutto per un impegno finanziario intorno a 2 miliardi di euro) e l’ufficializzazione della manifestazione di interesse da parte di Fs Italiane (necessaria per analizzare al meglio il dossier relativo all’azienda ma che non è, in questa fase, vincolante), arriva l’ineludibile altolà dell’Unione Europea.

“Il trattato Ue - ricorda un portavoce della Commissione europea - è neutro rispetto alla proprietà pubblica o privata delle aziende”, però “gli interventi pubblici devono rispettare le regole degli aiuti di Stato che garantiscono che, per restare sul mercato, le aziende competano sul merito piuttosto che sul sostegno dello Stato”. Nessuna infrazione, ha assicurato Armando Siri, sottosegretario alle Infrastrutture e ai trasporti: “Non c’è questo rischio, siamo tranquilli: l’eventuale intervento è in linea con quanto fatto in altre realtà europee, siamo all’interno della cornice delle regole europee”.

La newco ipotizzata da Di Maio avrebbe una "dotazione iniziale tra 1,5 e 2 miliardi e sarebbe partecipata intorno al 15% dal ministero dell'Economia, grazie alla conversione in equity di parte del prestito-ponte da 900 milioni concesso dal precedente governo", per il resto "da Ferrovie e da un importante partner tecnico internazionale". Di Maio ha anche detto che si arriverà "alla scadenza del 31 ottobre con una manifestazione di interesse con offerta vincolante o comunque con una manifestazione di interesse seria e concreta".

Il Sole 24 Ore ha intanto stimato in 8 miliardi e 595 milioni di euro (equivalente a 143 euro per ogni italiano, compresi i neonati) gli investimenti dello Stato in Alitalia dal 1974 a oggi, e ha sottolineato che “il salvataggio di Alitalia dovrebbe essere fatto da una società statale al 100% (le Ferrovie: non si conoscono casi al mondo di ferrovie azioniste di un’aviolinea)" e che "almeno una parte del 'prestito ponte' di 900 milioni sarà convertito in azioni. Dunque, sarà impiegato denaro che proviene dai contribuenti”. 


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