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Traghetti, scontro all'arma bianca

18/01/2019 12:05
Il "duopolio" tra Grimaldi e Onorato, con Msc terzo incomodo: ma le "guerre" per l'egemonia, più che sul prodotto e sui servizi, vengono spesso combattute a terra, nei terminal

Un mercato a due facce, anzi diviso, meglio un (quasi) duopolio. Il settore dei traghetti in Italia è sempre più rapidamente indirizzato verso un’accentuata dicotomia tra due compagnie a capo di gruppi in aperto antagonismo; un’antitesi feroce, quasi una guerra di religione con risvolti ideologici - ma in realtà a evidenti contenuti di politica commerciale – che trascendono in confronti dialettici sul piano personale, quella che ormai da tempo oppone da un lato il Gruppo Grimaldi Napoli e dall’altro il Gruppo Onorato Armatori.

A fare da terzo incomodo, spettatore fortemente interessato all’esito della contesa – invero anche (ufficiosamente) schierato a favore di uno dei due contendenti, quantomeno per alcune affinità coltivate in associazioni di categoria – il conglomerato più grande di tutti in Italia nel settore dello shipping, se si considerano anche gli ambiti cargo e crociere, oltre a quello traghetti: il Gruppo Msc Aponte, che in ambito ferry si esprime attraverso il brand Gnv Grandi Navi Veloci (erede di una creazione dell’armatore genovese Aldo Grimaldi, il decano della categoria, scomparso un mese fa alla veneranda età di 96 anni), acquisito da qualche anno, e spalleggiato dalla flotta della vecchia Snav (il cui marchio è ora limitato ai mezzi veloci).

Per qualche verso, il settore dei traghetti in Italia ricalca specularmente quello delle crociere, dove pure due forti soggetti hanno uno strapotere sul mercato che relega agli spazi interstiziali delle nicchie gli altri competitor.
Ma mentre nello scintillante mondo delle "navi bianche", dove tutto deve essere presentato "a puntino" agli occhi del consumatore, a partire da un’immagine pulita – e dunque le battaglie commerciali sono combattute sottotraccia, passando anche dalla gestione delle stazioni marittime nei principali terminal portuali che sono homeport delle navi – il confronto per la leadership si consuma sulla base di un sostanziale "level playing field", tutt’altra aria tira nei traghetti.

Qui si parla di un vero e proprio scontro all’arma bianca, una battaglia navale spesso priva di fairplay, con ampia ribalta mediatica e facendo sponda sulle istituzioni e sulla classe politica a cercare di far suffragare il proprio posizionamento attraverso provvedimenti e leggi finalizzate a consentire di assumere il comando delle operazioni nel mercato, più che non a tutelare pretese difese sociali, quali l’impiego dei marittimi nazionali, spesso emarginati per il loro relativamente elevato costo del lavoro rispetto ad una manodopera proveniente da Paesi dell’ex terzo mondo a basso valore e malamente remunerati.

Sul sito Change.org sono state pubblicate in rapida successione due petizioni; la prima con oggetto la difesa del posto a bordo dei marittimi italiani, ispirata da Moby; la seconda, inerente il diritto a sussistere dell’attuale convenzione pubblica per la continuità territoriale finanziata dallo Stato, ufficialmente lanciata dal leader del movimento politico sardo Unidos Mauro Pili, con cui l’ex parlamentare chiedeva al ministero la revoca, sostenendo di esprimere una posizione condivisa da Grimaldi. Senza parlare delle reciproche accuse di fomentare il "caro traghetti" con manovre commerciali ad arte, finite anche sui tavoli della magistratura amministrativa e sulla concorrenza dopo le relative segnalazioni e denunce. a.s.

Per maggiori approfondimenti, vi rimandiamo al numero 1561 di Guida Viaggi in uscita lunedì prossimo, 21 gennaio, sul quale sarà pubblicato uno speciale sul settore crociere e traghetti


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