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Niki Lauda, la leggenda: "Un manager puntiglioso"

21/05/2019 09:39
Gli aneddoti sull'imprenditore che ha fondato due compagnie aeree ed è stato proprietario di una terza; i commenti di Andrea Molinari e di Bruno Colombo

Leggenda della Formula 1, fondatore di due compagnie aeree, Lauda Air nel 1979 e Niki nel 2003, e proprietario in seguito dell’aviolinea Amira Air, fondata nel 2004 da Ronny Pecik e poi ribattezzata Laudamotion. Un capitano d’impresa, Niki Lauda, scomparso ieri.

Ma Niki Lauda non era soltanto il proprietario e il presidente di Lauda Air, all’Italia lo legava un vincolo che oltrepassava il semplice business. Era un vincolo di amicizia. Come quello con il suo amministratore delegato, Andrea Molinari, del quale era grande amico e testimone di nozze.

“Un fratello maggiore – lo ricorda lo stesso Molinari – che ogni mattina alle 6,30 mi dava la sveglia così: "Molinarivafankulo!”. Lo considerava il suo manager preferito e lo definiva “il re di Cuba”.

E’ Bruno Colombo a ricostruire le tappe dell’acquisizione di Lauda Air da parte del Gruppo Ventaglio: “A settembre del 2001, proprio il giorno dell’attentato alle torri gemelle, eravamo in sala riunioni con Lauda, Molinari e stavamo impostando il piano di quella che sarebbe diventata la compagnia Livingston. Nell’arco di un mese o due ricevemmo la telefonata di Niki Lauda, che confermava l’interesse a trattare la vendita del vettore, poi conclusa nel marzo 2002 con l’acquisizione del primo 40% del capitale”.

“Era un manager puntiglioso, preparato, professionalmente attento ad ogni dettaglio – ricorda Bruno Colombo -. Mostrava un altrettanto alto senso del dovere e una profonda determinazione. Un grande professionista”. Tra i tanti aneddoti Colombo ne ricorda uno in particolare: “Durante la nostra trattativa gli chiesi: Devo cambiare l’auto, che cosa mi consigli tra una Mercedes e una Audi, tenendo conto che la tenuta di strada della prima è inferiore?. La risposta fu: Ma tu quante volte vai in montagna? Una o due volte all’anno, risposi. E allora prendi una Mercedes, no?, replicò senza esitazione”.

“Non sprigionava particolare simpatia – conclude Colombo – ma ammirazione e rispetto, sì, molto, proprio per quella cura rivolta al singolo dettaglio tecnico che mi ha sempre impressionato di lui”. l.d.


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