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"La promozione dell'Italia deve andare dieci volte più veloce"

10/06/2019 15:33
Luca Patané, presidente di Fto e Nardo Filippetti, presidente di Astoi, esprimono le loro riflessioni convergenti su leggi europee e difficoltà di fare impresa nel nostro Paese

Leggi europee e promozione, Nardo Filippetti, presidente di Astoi e Luca Patané, presidente di Fto, si trovano concordi su diversi aspetti. In primis sul discorso delle normative e della loro interpretabilità.
"Tante leggi ci sono cadute addosso, vengono da Bruxelles - afferma Patané -, la prima colpa è che non siamo presenti come Paese a Bruxelles per influenzare non tanto la legge, quanto la ricerca di mercato che viene fatta dalle commissioni prima di emanagere la legge. Poi viene emanata una legge, che è europea, ha una predominanza sulla legislazione italiana. Quando i nostri politici la ricevono - osserva Patanè - possono fare poco, possono manovrare il 3% della legge, che viene preconfezionata. Le associazioni se riescono a cambiare il 3% è tanto".

A detta del presidente di Fto il "nostro gap è politico ed organizzativo. Non viene fatto un lavoro di lobby intensivo per il nostro Paese". Nel momento in cui gli viene chiesto un parere sul ministro del Turismo e su Enit, Patané afferma il suo pensiero in modo molto chiaro: "Io privatizzerei tutto". Poi precisa alcuni aspetti, nel caso di Enit viene vissuta come "un corpo estraneo però serve per la promozione del Paese, è una delle cose più importanti e fondamentali che ci deve essere", asserisce. 

Guardando all'estero sottolinea che "le ambasciate straniere hanno chi rappresenta gli interessi sul campo, non gestiscono solo l'esistente, ma promuovono le imprese italiane nel turismo". Poi torna sul concetto di partenza ed afferma: "Io vedrei un coinvolgimento dei privati al 90% e un ruolo pubblico al 10% per essere neutrale nella governance, ma la promozione del Paese deve andare dieci volte più veloce di quello che sta andando adesso - afferma Patanè -. Dobbiamo portare turismo con i soldi in Italia, non masse. Non parlo di milioni di turismo, io parlo di billion, che devono arrivare su questo Paese in quanto possono risolvere i problemi di occupazione. Questo è il vero cambiamento di marcia che ci deve essere, non è un cambiamento di poltrona".

E poi il passo successivo: "Il business va in un'altra maniera - afferma - abbiamo bisogno della velocità se no un altro ci schiaccia. Se io oggi non faccio una cosa, un domani la farà un altro e io ho perso e io non voglio perdere". 

Cosa ne pensa Filippetti? "Siamo sulla stessa linea, non si riesce più a fare impresa, nostante la cessione di Eden, continuo ancora a farla (impresa, ndr) - spiega il manager - e ogni giorno mi scontro con la burocrazia e l'amministrazione pubblica che uccidono il Paese. Lo sanno anche loro, ci stanno lavorando, vogliono cambiare, però intanto noi muoriamo". Secondo il presidente di Astoi "c'è ancora dello spazio per noi italiani per promuovere la nostra Italia. Non credo che il problema più grosso sia vendere l'Italia all'estero, ma il fatto che la gente viene a spot e poi va via". 

Filippetti poi, pone l'accento sul tema della "formazione", sul valore che rappresenta, pur essendo "un Paese ospitale", invita a "sfruttare" nel senso buono "i turisti che si approcciano con un certo appeal a noi, il lavoro più grosso è quello della formazione, del sorriso, della gentilezza, del dire un grazie". 

Senza dimenticare che i due presidenti convergono anche su di un altro tema ben complesso, che è quello di un associativismo unico. Lo hanno epsresso durante l'ultima convention di Uvet Travel System, dove sono nate anche queste riflessioni. s.v.


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