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Monopolio nel comparto viaggi: Google si dichiara non colpevole

18/07/2019 12:52
Chiamato a deporre davanti al Congresso statunitense sul tema della concorrenza sleale, Big G si difende nonostante uno studio di Rand Fishkin del 2018 sostenga che il motore di ricerca rappresenti oltre il 90% del volume di ricerca web negli Usa

Google ha affermato di non essere in posizione di monopolio per quanto concerne l’ambito dei viaggi. Lo ha sostenuto davanti al congresso americano, chiamato a deporre insieme a facebook, Amazon e Apple sul tema della concorrenza sleale e sull’uso dei dati degli utenti.

Jamie Raskin, rappresentante democratico del Maryland, ha intervistato Adam Cohen, direttore della politica economica di Google, e ha citato uno studio di Rand Fishkin del 2018 che afferma che Google rappresenta oltre il 90% del volume di ricerca web negli Stati Uniti ed è quindi un "quasi monopolio".

Secondo Cohen, invece, i consumatori utilizzano una gamma di servizi differenti quando effettuano ricerche online. Dove iniziano le ricerche di viaggio? "Ad esempio, quando le persone cercano prodotti, la maggior parte degli americani inizia le loro ricerche su Amazon", ha dichiarato Cohen. “E quando stanno cercando luoghi da visitare, hotel e compagnie aeree, iniziano a consultare siti specializzati e dedicati, come ad esempio Marriott, Hilton, United, Delta, Expedia e Priceline. Quindi penso che il mercato sia molto più ampio". Allora verrebbe da domandarsi se per le aziende sia così necessario spendere tanti soldi, investendo in pubblicità su Google.

In contrasto con i punti di discussione antitrust di Cohen, uno studio di Expedia, secondo Mdg Advertising, "ha rilevato che il 69% dei viaggiatori si rivolge a un motore di ricerca quando inizia a pensare a un viaggio. Si colloca al di sopra di tutte le altre fonti, tra cui familiari, amici, agenzie di viaggio online e siti web specializzati in viaggi".

L'audizione si è occupata inoltre delle piattaforme online e del potere di mercato, e di come Google, facebook, Amazon e Apple abbiano un impatto sull'innovazione e l'imprenditorialità.
Ad esempio, Nate Sutton di Amazon, ha sostenuto che la piattaforma non esercita un monopolio al dettaglio online perché la piccola attività di vendita al dettaglio online di Walmart, ad esempio, sta crescendo più velocemente di quella di Amazon. Decisamente smentita da un'analisi di eMarketer nel 2018, secondo cui Amazon aveva, inevece, una quota di mercato pari al 49,1% della spesa al dettaglio online degli Stati Uniti, rispetto al 3,7% di Walmart.
 


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