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Traffico della Cina, a gennaio incontro tra Enac e Caac

22/11/2019 14:12
Ugo De Carolis, a.d. di Aeroporti di Roma, fa il punto sullo sviluppo di Fiumicino, anche in vista della nuova Hubtown - di Letizia Strambi

Ugo De Carolis, a.d. di Aeroporti di Roma, nonostante i primati conquistati per accoglienza e servizi dediti al mercato cinese, è giunto a un punto fermo con la pianificazione verso la Greater China. Sono 12 le città collegate, e presumibilmente a chiusura 2019 saranno 1 milione i passeggeri movimentati con 7 compagnie aeree, tutte quelle esistenti in Cina che operano su lungo raggio, non si contano i premi per affluenza e servizi, tuttavia l’a.d. ha un progetto ancora più ambizioso.

Per le compagnie aeree europee aprire una tratta con l’accordo Open Sky è semplice in presenza di uno slot libero, ma non ci sono compagnie italiane che volano in Cina. “Per gli altri Paesi del mondo – ci dice De Carolis – sussistono degli accordi bilaterali, tramite autorità analoghe ad Enac; tra Italia e Cina ci sono 49 bilaterali, cui nel tempo si sono aggiunti 7 accordi extra, quindi c’è possibilità di inserire 56 frequenze settimanali, che attualmente sono tutte occupate”.

Non rinnovare gli accordi bilaterali significa quindi, in questo momento, perdere dei vantaggi conquistati rispetto ad altri Paesi europei. “I nostri concorrenti hanno anche 100 frequenze la settimana - insiste De Carolis -. A gennaio ci sarà un incontro tra Enac e l’equivalente cinese Caac e speriamo che si giunga a questo obiettivo di ampliare i bilaterali”. Se non si arrivasse a conclusione di questo percorso, ci sarebbe un limite certo per l’ingresso dei turisti cinesi in Italia. “Potranno sempre arrivare in un altro Paese europeo e poi venire in Italia, ma si può immaginare la differenza”.

Chiediamo quindi a De Carolis se ha trovato supporto nelle istituzioni e lui ci dice: “Questo incontro di gennaio avviene perché la Farnesina e il Ministero dei Trasporti ci hanno supportato, credo che anche la presenza di ministri del precedente Governo nelle missioni istituzionali in Cina abbia certamente aiutato, ma precedentemente questo sostegno non era così attivo. Quindi attendiamo che si arrivi agli accordi a gennaio, perché uno slittamento ulteriore sarebbe un problema. Noi continueremo ad essere presenti sul mercato con le nostre missioni e con il lavoro certosino che ci ha premiato fino ad oggi”.

Ci conferma, infatti, che la alcune aziende cinesi cui è stato presentato il progetto di Hubtown, la nuova business city dell’aeroporto Leonardo Da Vinci, hanno già mostrato interesse per posizionare le proprie sedi italiane. “Siamo alla progettazione definitiva e contemporaneamente stiamo gestendo le autorizzazioni – riferisce De Carolis in merito -: se arrivano, a gennaio 2020 iniziano i lavori, e per il 2023 ci sarà la consegna dei primi edifici, che saranno da un minimo di 2 a un massimo di 7, a seconda di come andranno le prevendite”.  

Letizia Strambi


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