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Modelli cash-free: il mondo si prepara ai pagamenti sottopelle, l’Italia no

13/02/2020 09:16
Il nostro Paese occupa il 23esimo posto nella classifica delle transazioni con carta pro-capite con soli 65 pagamenti all’anno a testa, la media in Europa è ben superiore alle 100 transazioni - di Gianluca Miserendino

 Il mondo si prepara ai pagamenti “sottopelle” – e in prospettiva anche a quelli per telepatia, almeno a dar credito all’ultima provocazione di Elon Musk - ma l’Italia decisamente no. È questo lo stato dell’arte del rapporto con i nuovi modelli cash-free, emerso nel corso della prima giornata di Bto. “Con le nostre tecnologie – ha spiegato Eric Larsen, executive chairman di Biohax Italia – possiamo già oggi inserire in un chip da portare addosso (il cosiddetto biohacking) tutte le nostre carte di credito, i nostri bancomat, i badge, i documenti di identità. Il tutto passando per la near field communication”.

Quanto all’accoglienza che questi strumenti di frontiera potranno ricevere nel nostro Paese, Larsen spiega che “l’Europa meridionale e il Sud America hanno un rapporto diverso con l’economia dematerializzata: i pagamenti cash sono ancora al centro della scena e la strada alla digitalizzazione è certamente più in salita. In Italia ci sono poi ulteriori elementi, ovvero una certa avversione verso il mondo bancario che si sposa con una quota rilevante di economia sommersa. Senza dimenticare che è un Paese molecolare, fatto di molti piccoli centri senza neanche un bancomat”.

I numeri, in realtà, stanno un po’ cambiando, seppur faticosamente: se è vero che l’Italia occupa il 23esimo posto (su 27 paesi) nella classifica delle transazioni con carta pro-capite con soli 65 pagamenti all’anno a testa (mentre la media in Europa è ben superiore alle 100 transazioni a testa), è possibile notare una crescita a partire dal 2018 per i pagamenti con carta, che salgono a 240 miliardi di euro, pari al 37% dei pagamenti delle famiglie italiane.

A far da contraltare a questa resistenza alla contemporaneità, sul palco di Bto è intervenuto anche Enrico Plateo, head of Europe di Tencent Ibg, meglio nota come la casa madre di We Chat “che – ha spiegato il manager – è una piattaforma sulla quale 1,1 miliardi di cinesi al giorno trovano ogni cosa, trascorrendovi il 35% del loro tempo online per acquistare ma anche per socializzare, informarsi, conoscere, divertirsi, riflettere, fidanzarsi” e costituendo quindi “un ecosistema nel quale il pagamento è parte dell’esperienza, non un elemento che deve restare ‘dietro il sipario’ come invece avviene con Amazon o Uber”. Quanto all’adattabilità di questi sistemi di wallet al mercato italiano, Plateo ha osservato che “la resistenza c’è, e l’alta età media della popolazione non aiuta. Nel nostro Paese si considera evoluta una persona che utilizza uno smart payment, mentre in Cina – già oggi - anche la carità si chiede con un QR code”.

Gianluca Miserendino


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