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Riapertura delle frontiere: non c'è accordo

29/06/2020 09:00
Dall'elenco "verde" resterebbero fuori Stati Uniti, Russia e Brasile; il problema Cina

L’Ue non sa decidere sulla riapertura delle sue frontiere. Dopo settimane di negoziati, i partner europei non hanno ancora trovato un accordo sulla lista dei Paesi ai quali aprire le porte dal primo luglio dopo la serrata dei confini causa pandemia che si protrae dal 17 marzo. La decisione deve dunque essere presa entro mercoledì e al momento non è chiaro se la bozza di lista verde con 15 Paesi sarà approvata dalle capitali. L’elenco lascerebbe fuori Stati Uniti, Russia e Brasile. Ma il vero problema è la Cina.

“Gli europei – scrive il quotidiano La Repubblica - hanno definito una serie di criteri per decidere le nazioni con le quali riattivare i collegamenti. Il principale è un tasso epidemiologico simile a quello del Continente: meno di 16 contagiati ogni 100mila abitanti. Vi rientrano Algeria, Australia, Canada, Georgia, Giappone, Montenegro, Marocco, Nuova Zelanda, Ruanda, Serbia, Corea del Sud, Tailandia, Tunisia e Uruguay. A questi si aggiunge la Cina, inserita in fondo alla lista con un asterisco: Pechino entrerà a pieno titolo nell’elenco solo se garantirà la reciprocità all’Europa”. Le capitali si sono arrovellate alla ricerca di un criterio scientifico che escludesse la Cina senza essere accusate di scelta arbitraria, ma non hanno trovato la soluzione.

Di fronte all’ennesimo stallo, venerdì la Croazia, presidente di turno dell’Unione, ha lanciato una consultazione informale sulla bozza di lista. Ma il testo nel weekend è rimasto in bilico. Per superare il rischio flop, i croati hanno annunciato che la procedura scritta formale per l’adozione della lista sarà lanciata oggi. Se alla fine la lista dovesse passare, da mercoledì i cittadini dei Paesi che vi rientrano potranno riprendere a viaggiare in Europa e gli europei residenti potranno rientrare a casa senza quarantena. L’elenco sarà aggiornato ogni 14 giorni — con ingressi o esclusioni — a seconda dell’andamento dell ’epidemia.

Se la lista dovesse invece essere bocciata, l’Europa rischierebbe il caos. Tuttavia se anche solo un governo per ragioni politiche o economiche dovesse riaprire a nazioni a rischio, permettendo ai loro cittadini di girare liberamente per l’Europa dopo il primo ingresso, si teme che gli altri governi possano tornare a chiudere Schengen, tornata in funzione giusto il 15 giugno.


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