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Enit: "Italia, a Ferragosto è quasi sold out"

31/07/2020 14:26
I dati dell'osservatorio dell'Agenzia nazionale del Turismo: spiccano le principali destinazioni balneari. Bene anche la montagna. Ma nel 2020 il turismo peserà il 7,2% sul Pil, contro il 13% del 2019

Uno scenario di sostanziale tenuta per l’incoming italiano, con alcune destinazioni a brillare più di altre. E’ questa l’analisi elaborata da Enit per le settimane a venire. In particolare “promette bene la settimana di Ferragosto dal 10 al 16 agosto 2020: la Penisola risulta quasi sold out".

Nella comparazione tra Paesi, l'Italia fa meglio della Spagna: già “vendute” il 79% delle disponibilità di offerte online (fonte Booking.com) mentre il Paese iberico è al 72 per cento di prenotazioni online. "In Italia - rileva l'agenzia italiana - spiccano le maggiori destinazioni balneari: non più disponibili l'80% a Rimini, l’81% a Ravello, l’86% a Cavallino-Treporti, il 94% nel Cilento ed il 98% nel Salento. Anche la montagna italiana vede le destinazioni delle Alpi non più disponibili all’84%, correndo la competizione con quelle francesi (87%)”.

Alla data del 30 luglio, l’analisi delle prenotazioni aeroportuali da agosto a ottobre in confronto con i competitor diretti Spagna e Francia, indicano ancora un calo delle prenotazioni sia in Italia che negli altri Paesi analizzati, nonostante l’Italia vada recuperando, nel corso dell'estate, spazio di mercato. Nel complesso tra agosto e ottobre sono 191mila prenotazioni di passeggeri aeroportuali internazionali per l’Italia, 204mila per la Spagna e 150mila per la Francia. “Certo si tratta di un momento in continua evoluzione in cui le performance del settore sono evidentemente connesse all'andamento dell'epidemia in Italia e nel resto del mondo”.

In termini economici, tenendo costante il Pil totale dell'Italia 2019, il confronto indica che il contributo diretto del turismo all'economia italiana diminuirà di -2,6 punti percentuali nel 2020 rispetto al 2019 quando rappresentava il 5,7 del prodotto interno lordo. Si prevede, quindi, che il contributo totale (che comprende gli effetti indiretti e indotti, nonché l'impatto diretto) del settore diminuirà di -5,8 punti percentuali, rispetto al 13% del Pil nel 2019.


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