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Meeting industry: all'orizzonte nuove modalità di organizzazione

17/09/2020 08:54
Gli investimenti che hanno subito la maggiore quota di cancellazioni causa pandemia sono stati quelli in risorse umane. Mantenuti gli investimenti in tecnologie e in infrastrutture/servizi

Nel corso del web-talk Un futuro da ripensare? svoltosi ieri, Federcongressi&eventi ha presentato la sesta edizione dell’Osservatorio Italiano dei Congressi e degli Eventi-Oice, studio di settore che dal 2015 monitora annualmente l’andamento del comparto.

La presentazione dei dati relativi al 2019 della ricerca realizzata dall’Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore – Aseri è stata inserita in un dibattito durante il quale gli stakeholder del settore si sono confrontati sui prossimi scenari che vedranno la meeting industry affrontare cambiamenti radicali a livello globale, imponendo nuove modalità di organizzazione e gestione di eventi e dei congressi.

L’epidemia covid-19 ha di fatto stravolto un’industria che negli ultimi 5 anni ha conosciuto un positivo e costante percorso di crescita, con un tasso di incremento medio del numero di eventi del 4,1% annuo. E anche il 2019 aveva rispettato il trend positivo. Sono infatti tutti con segno più i principali indicatori dell’Osservatorio Italiano dei Congressi e degli Eventi: lo scorso anno in Italia sono stati realizzati 431.127 eventi (+2,3% rispetto al 2018) per un totale di 29.101.815 partecipanti (+2,5%), 43.398.947 presenze (+2,6%) e 613.842 giornate (+2,8%).
Gli eventi della durata superiore a un giorno hanno rappresentato il 28,7% del totale e hanno totalizzato 11.994.000 partecipanti (+2,9% rispetto al 2018) e circa 29.020.000 presenze (+1,3% rispetto al 2018), venendo a rappresentare il 10,3% delle presenze riscontrate da Istat presso il totale delle strutture alberghiere nel 2019.

L’emergenza cambia le priorità di investimento

Se prima dell’emergenza covid-19 oltre la metà delle sedi per eventi (55,7%) aveva previsto di effettuare nel 2020 almeno un investimento, la cancellazione della maggior parte degli eventi previsti in molti casi le ha obbligate a rinunciare agli investimenti in programma. Gli investimenti che hanno subito la maggiore quota di cancellazioni (il 66,6% delle sedi che li avevano programmati) sono stati quelli in risorse umane. Sono stati però mantenuti gli investimenti considerati maggiormente strategici, e cioè quelli in tecnologie (confermati interamente o parzialmente dal 70,4% delle sedi) e in infrastrutture/servizi (69,2%).

“L’epidemia covid19 ha stravolto e continua a farlo le economie di tutti i Paesi del mondo. Non c’è settore industriale che non sia chiamato oggi a individuare nuove soluzioni e nuovi paradigmi per affrontare una crisi senza precedenti - commenta la presidente di Federcongressi&eventi, Alessandra Albarelli -. La meeting industry si è però subito attivata per dotarsi di regole e strumenti grazie ai quali garantire la sicurezza biologica di eventi e congressi. Non siamo stati ad aspettare e abbiamo messo in campo competenze, professionalità ed energie: ora però è necessario che le istituzioni adottino misure straordinarie per sostenere le aziende di quello che è al contempo uno dei settori più colpiti dall’emergenza covid19 e il settore più strategico per garantire la ripresa economica, culturale e sociale dei Paesi”.

“Dall’analisi delle risposte delle sedi circa le priorità per la ripresa e per il consolidamento futuro delle attività - ha affermato il professor Roberto Nelli, docente di Comunicazione degli eventi all’Università Cattolica del Sacro Cuore e Responsabile scientifico dell’Osservatorio Italiano dei Congressi e degli Eventi - emerge un ampio segmento di strutture per eventi e congressi che ha già maturato un orientamento strategico proattivo, nella consapevolezza che, da un lato, occorra nel breve periodo reagire al meglio e con tempestività ai cambiamenti imposti dalla situazione, ma che, dall’altro lato, sia anche necessario cogliere l’opportunità di anticipare le sfide future, attuando le ulteriori trasformazioni necessarie nel medio-lungo periodo, prima che vengano imposte dal mercato”.


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