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I parchi divertimento "in forte crisi di liquidità"

24/09/2020 08:33
Molte realtà stanno ripensando il calendario di aperture previste per l’autunno-inverno, riducendo i giorni di operatività e concentrandoli nei periodi di ponti e festività - di Stefania Vicini

"I parchi stanno subendo una forte crisi di liquidità sin dall’inizio del lockdown e i timidi numeri estivi non hanno permesso di migliorare la situazione". Esordisce così Giuseppe Ira, presidente dell’Associazione Parchi Permanenti Italiani e di Leolandia, interpellato da Guida Viaggi per fare il punto sull'estate e capire quali saranno le linee guida per l'inverno. Ira in questi mesi è uscito più volte allo scoperto con dichiarazioni molto precise e mirate sul settore dei parchi divertimento, facendo presente le necessità del comparto e le grandi difficoltà affrontate come conseguenza della pandemia. Anche in questo caso, come in altri comparti, il presidente ha posto l'accento sulla specificità del settore che va a caratterizzarne poi le necessità, tema non ancora del tutto chiaro a chi di dovere.

La situazione attuale vede "molte realtà, specialmente tra i parchi a tema" che "stanno ripensando il calendario di aperture originariamente previste per l’autunno e l’inverno, riducendo in certi casi i giorni di operatività e concentrandoli nei periodi di ponti e festività. Va detto che ogni parco ha un modello di business differente - sottolinea Ira -, gli acquatici hanno già terminato la stagione, mentre i faunistici hanno pesanti costi fissi, a cominciare dal mantenimento degli animali, quindi tendono a restare aperti". 

Apertura rimandata al 2021

Il settore come ha risposto alla situazione attuale di crisi? "Tra mille problematiche, regolamenti spesso slegati dalla specificità del contesto e totale assenza di supporto istituzionale, la maggior parte dei parchi nell’estate 2020 ha compiuto uno sforzo importante, garantendo comunque al pubblico la propria offerta, che ha anche un valore non trascurabile per la comunità in termini di benessere sociale". Questo ha permesso di dare "una boccata di ossigeno anche all’indotto, tra imprese di manutenzione, hotel, ristoranti, produttori di gadget e molto altro ancora - osserva il manager -. Chiaramente questa operazione è ricaduta tutta sulle spalle dei parchi e molte realtà hanno subito grandi perdite. Tutto ciò, mentre una discreta percentuale di parchi ha deciso di saltare completamente la stagione, rimandando l’apertura nel 2021".

Le richieste del comparto

Le richieste avanzate al governo sono molto chiare, in primo luogo viene chiesto "di essere riconosciuti come attori di primo piano nella composizione dell’offerta turistica del territorio. Manca una vision corretta sulla specificità del nostro comparto: i parchi sono aziende capital intensive", fa presente Ira, il che vuol dire che "sostengono investimenti molto importanti a inizio anno per l’aggiornamento e il rinnovo dell’offerta e hanno bisogno di liquidità immediata".
Il manager osserva anche che "le banche non sono sempre state dalla nostra parte e l’assenza di un supporto governativo ci ha fortemente penalizzati, specialmente all’inizio dell’emergenza.
A ciò si aggiunge il tema della tassazione, particolarmente sentito proprio in queste settimane".
Ira entra nello specifico ed afferma che "nei mesi scorsi, il governo ha previsto la possibilità per le imprese di dilazionare i pagamenti all’agenzia delle entrate, beneficiando di condizioni agevolate. Questo provvedimento si attua però su un arco temporale troppo limitato e se le aziende proprio in questi giorni non assolvono i pagamenti entro i termini previsti, perdono anche il beneficio delle condizioni agevolate, ritrovandosi ad avere un debito addirittura maggiore nei confronti dell’erario. Una misura come questa - osserva - aggrava ulteriormente la crisi di liquidità già in essere e rischia di compromettere irreparabilmente il destino di molte realtà del settore, con conseguente perdita di migliaia di posti di lavoro".

Il bilancio estivo

Sul come sia andata l'estate, c'è da dire che le aspettative erano "commisurate al contesto", detto ciò "la prima parte della stagione si è dimostrata in linea con le attese. Purtroppo, sull’onda delle notizie legate all’aumento dei contagi e ai focolai durante le ferie, a partire da agosto abbiamo registrato una contrazione della domanda, proprio nel periodo di picco abituale della nostra stagionalità". 

Stefania Vicini

 


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