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Assaeroporti: “Invochiamo misure più semplici e moderne”

30/09/2020 11:38
L’appello lanciato dal direttore generale, Lener, che fa un confronto con il resto dell’Europa che cavalca il digitale mentre noi “siamo in epoca preistorica” - di Stefania Vicini

Ingenerare fiducia, ma anche alleggerire le procedure grazie alla digitalizzazione. È questo l’appello lanciato da Valentina Lener, direttore generale Assaeroporti.

Ripercorrendo le tappe seguite dopo lo scoppio della pandemia, la manager fa presente che Assaeroporti ha partecipato a diversi tavoli a partire da aprile con la Protezione civile, il ministero dei Trasporti e della Salute, l’Enac “per cercare di individuare le procedure sanitarie realizzabili e implementabili come sistema aeroportuale nazionale - afferma Lener -. Le scelte sono state improntate alla massima cautela, negli aeroporti si deve rispettare il distanziamento, garantire l’uso della mascherina, sanificare”. In più c’è un fattore riempimento aerei che deve tenere conto di un metro di distanziamento, “superabile a fronte di sei-sette condizioni che devono essere tutte rispettate, tra cui la tracciabilità dei passeggeri”. Un aspetto, questo, che è uno dei punti di vantaggio del trasporto aereo in quanto il passeggero, visto che deve mantenere il suo posto, è facilmente identificabile.

La manager lo dice pertanto in modo chiaro: “Invochiamo procedure più semplici e moderne”. A tal proposito prende come esempio l’Europa, dove il sistema dell’auto certificazione viene fatto attraverso canali digitali e piattaforme, “mentre noi siamo ancora in epoca preistorica - osserva -, con il passeggero che deve firmare tre o quattro moduli a seconda della regione”. Il che genera delle “disfunzioni” sulla “macchina aeroportuale, ora reggiamo perché siamo al 75% del traffico passeggeri”, osserva, ma dopo? Dal canto suo il governo ha messo in piedi “un articolato iter di procedure sanitarie che stiamo cercando di rispettare”.

Poi la manager sposta il discorso sul tema dei tamponi fatti prima dell’imbarco e sostiene che “probabilmente sono il futuro per incentivare il viaggio perché il passeggero deve essere sicuro e sereno”. Un accenno va al 13 agosto quando dall’oggi all’indomani una ordinanza del ministro Speranza ha imposto che, chi proveniva da una serie di Paesi a rischio, tra cui Malta, Grecia, Spagna e Croazia, “doveva fare il tampone all’ingresso presso le stazioni che saranno organizzate nei porti e aeroporti ove possibile (e la manager nel raccontarlo, pone l’accento su quell’ove, ndr). Da lì i telefoni sono diventati bollenti. Le regioni sono andate in ordine sparso”. Gli scali lamentavano di non aver ricevuto i kit. Da qui si evince come siano “fondamentali procedure chiare e uniformi”, ribadisce Lener.


Stefania Vicini

 


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