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"Natale con le piste chiuse, colpo di grazia per la montagna"

24/11/2020 12:44
L'appello di Federturismo, Anef e Confindustria Alberghi. Le aziende funiviarie in Italia sono oltre 400, con 1500 impianti di risalita. La richiesta è essere ascoltati come categoria e trattati in base all’andamento del contagio

Il turismo invernale sotto i riflettori. Il settore esprime la sua preoccupazione in merito alle recenti disposizioni del governo per la stagione in corso. Il motivo è uno solo "un Natale con le piste chiuse darà il colpo di grazia all’intera economia della montagna", vien fatto presente. 

A lanciare l'allarme in una nota congiunta sono il presidente di Federturismo Confindustria, Marina Lalli e il presidente di Anef Associazione Nazionale Esercenti Impianti a Fune, Valeria Ghezzi. “Siamo fortemente preoccupati per la linea rigorista adottata in queste ore dal Governo - dichiarano - proprio alla vigilia dell’inaugurazione della stagione invernale e nonostante i rigidi protocolli di sicurezza adottati da tutti gli operatori - vedono imposta la chiusura degli impianti sciistici".

L'appello

“Il fatturato del turismo invernale - dichiara Lalli - sfiora i dieci miliardi di euro, di cui un terzo delle entrate si realizza proprio nel periodo compreso tra l’Immacolata e l’Epifania. La filiera che vive dell’industria della neve è lunghissima e comprende hotel, ristoranti, trasporti, scuole di sci che con la chiusura delle piste proprio nel momento di loro massima attività rischiano di vedere bruciati fino a tre miliardi di euro. Comprendiamo la necessità di voler evitare di ripetere gli errori commessi l’estate scorsa - fa presente Lalli -, ma con il fermo degli impianti di risalita, purtroppo anche prevedendo un’apertura delle piste a metà gennaio, ormai l’intera stagione sarà inevitabilmente compromessa”.

Dal canto suo Ghezzi osserva che: “Gli operatori del settore riconoscono, naturalmente, la gravità dell’emergenza in atto e l’attenzione primaria che deve essere rivolta alla salute degli italiani, ma quello che chiediamo è di essere ascoltati come categoria e di essere trattati come gli altri settori e cioè in base all’andamento del contagio. Non chiusi a priori. Un operaio degli impianti ha come obiettivo primario la sicurezza del trasporto, non il divertimento. Non identifichiamo lo sci quale attività sportiva con la movida perché è un gravissimo errore. Lo sci, come ogni altra attività che il governo intende riaprire si atterrà con scrupolo ai protocolli e alle regole di sicurezza. Come avvenuto Oltralpe, chiediamo al governo di confrontarsi con noi per capire la vera natura della nostra attività. Le recenti dichiarazioni del Governo arrivate a noi solo via stampa (sic!) rischiano di far crollare l’intero comparto”.

I numeri del settore

Le aziende funiviarie presenti in Italia sono oltre 400, con 1500 impianti di risalita (di diversa tipologia). Gli impianti sono serviti da circa 3.200 km di piste (lunghezza lineare), che per il 72% sono dotate di innevamento programmato che richiede oltre 100 milioni di euro: all’inizio della stagione invernale le società impianti hanno sostenuto ormai il 70% dei propri costi per aprire in sicurezza (di trasporto e gestione e non solo sicurezza Covid). Il comparto montagna, nel solo arco alpino, offre lavoro a oltre 120mila persone (la maggior parte delle quali con contratti stagionali). La chiusura sarebbe drammatica per gli impianti e, a catena, tutte le attività/strutture collegate: hotel, rifugi, ristoranti, attività commerciali, maestri di sci, noleggi.

“Abbiamo pronte – prosegue Ghezzi - tutte le procedure per evitare le code alle casse per l’acquisto degli skipass, agevoleremo il più possibile l’acquisto dei biglietti e degli abbonamenti online. Faremo poi girare gli impianti alla massima velocità prevista, per far salire le persone più rapidamente e limitare ancora di più le code all’ingresso”. 

La preoccupazione di Confindustria Alberghi

"Sul fronte del turismo invernale siamo davvero molto preoccupati per le notizie di stampa che parlano in queste ore della previsione di chiusura degli impianti sciistici, un colpo di grazia all’economia della montagna che rischia di travolgere anche il settore alberghiero". Esordisce così Maria Carmela Colaiacovo, vicepresidente di Associazione Italiana Confindustria Alberghi.

"I risultati registrati questa estate, seppur molto distanti da ciò che avveniva in passato, hanno solo in parte restituito una piccola boccata di ossigeno insufficiente ad un segmento, quello delle destinazioni sciistiche, che rischiano di non sopravvivere all’assenza di ospiti nel periodo notoriamente più richiesto dell’anno, quello legato a Natale e Capodanno".

Si fa presente che "le misure di sostegno fin qui previste non possono bastare ad affrontare una crisi del genere che continua ad allontanare il ritorno alla normalità ed incide pesantemente sul fattore emotivo di chi viaggia. In questo particolare periodo dell’anno, quando le dinamiche di mercato non erano legate alla crisi epidemiologica, gran parte della domanda sia interna che internazionale avevano già programmato un periodo di vacanza presso una delle tante località di montagna italiane. Le misure individuate sinora hanno arginato solo in parte le criticità del mondo alberghiero, ma l’inasprirsi e prolungarsi della crisi necessita di un irrobustimento degli interventi da parte del Governo".

Colaiacovo fa presente che, "come operatori abbiamo sempre garantito sicurezza e tranquillità del soggiorno e le imprese hanno investito risorse importanti per adeguarsi agli standard richiesti e a tutte le misure di prevenzione. Per questo chiediamo un sostegno forte, strutturato per permetterci di sopravvivere e trovarci pronti e operativi nel momento in cui si potrà ripartire". 


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