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Di #ovvietà turismo e di teletrasporto

Il ministro Dario Franceschini è chiaro: "La riforma costituzionale impegnerà molto tempo e noi non possiamo permetterci di aspettare per la promozione univoca del Paese"
Una sfilata quasi di rito al convegno “L’Italia cresce con il turismo”. Tutte le associazioni di categoria, rappresentate e un microfono per ciascuno. Roba da giocare a twitter con l’hashtag #ovvietàturismo per chi non ne può più di ascoltare le solite storie. Ma il ministro è nuovo, Dario Franceschini, e ognuno deve dirgli cosa non va, tirando l’acqua al suo mulino. Tassa di soggiorno, formazione, titolo quinto, mancanza di risorse all’Enit. Franceschini è subito chiaro: non butterà al vento il lavoro svolto da Bray, il decreto c’è e lo sta ampliando. Gli interessa promozione e digitalizzazione. La promozione però si fa con l’Enit e su questo non dice nulla. L’Enit non è commissariata, le dimissioni di Celli sono congelate, il bilancio dell’Agenzia era da approvare entro il 30 aprile secondo Statuto. Morirà? Si trasmuterà? Risorgerà? A nessuno è dato saperlo, siamo comunque nell’ambito del misticismo.
Su alcune cose invece Franceschini è stato chiaro: “La riforma costituzionale impegnerà molto tempo e noi non possiamo permetterci di aspettare per la promozione univoca del Paese, che deve essere una e nazionale”. Al via quindi nuovi strumenti . Fuori sala segni di nervosismo tra presidenti di associazioni, accuse reciproche. Ugo Picarelli, direttore di Fare Turismo, fautore del convegno è un perfetto padrone di casa e placa gli animi. Babbi, direttore dell’Enit, uomo dei fatti, attende che siano altri a decidere e, giustamente, a parlare sull’Agenzia. Rifugge quindi i commenti. All’interno Franceschini contraddice sottovoce un Bocca sicuro di sé, ricordandogli che “anche il Louvre è chiuso il primo maggio”, ogni tanto pure quelli del Pd dicono cose di sinistra, D’Alema ci aveva disabituato, e Bocca non se lo aspettava. Il vicepresidente dell’Osservatorio parlamentare va via con la corte, ma poi torna, per ascoltare il ministro. Pentimento o caffè? Non potremmo mai saperlo. Alberto Corti si attiene ai numeri e alla realtà, come anche Domenico Pellegrino, appena incoronato al sogno di Valtur. Con il suo sorriso pacioso e il suo candore sembra un extraterrestre in mezzo ai trompe d’oeil al veleno di Palazzo Giustiniani. Gli operatori sono quasi tutti favorevoli al mantenimento dell’Enit. Maria Carmela Colaiacovo di Confidustria Alberghi è chiara “a noi operatori operatori Enit è necessaria per incontrare le aziende all’estero di persona, via mail si fa poco business”, lo stesso dice Domenico Pellegrino che spera addirittura in “finanziamenti maggiorie maggiore operatività” come anche Bocca ma con un tono diverso “o si abbassano i costi di mantenimento dell’Enit o si aumentano quelli per la promozione”.
Quanto alla digitalizzazione è Ignazio Abrignani, presidente dell’Osservatorio a riaprire la ferita del portale. "Per far tornare i turisti in Italia dobbiamo farci conoscere con la promozione nazionale ed il Portale Italia". Franceschini è d’accordo e ci sta lavorando. Intanto “i tour operator stranieri gestiscono ormai il nostro turismo anche interno” osserva Andrea Giannetti, vicepresidente di Astoi Confindustria:. E i più furbi spostano i loro capitali all’estero per sopravvivere. Per la delocalizzazione degli hotel si attende invece l’invenzione del teletrasporto che potrebbe arrivare prima della riforma del titolo V, della nuova Enit, e di italia.it.

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