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Più digitale fa bene al turismo culturale

Dall'analisi eTourism 2016 di Bem Research che ha misurato l'offerta web, social, app di musei e siti archeologici italiani stimando i risultati economici in caso di miglioramento

L’Italia dei musei e siti archeologici statali (oltre 400) accoglie 43 milioni di visitatori paganti. Se la loro offerta digitale migliorasse le strutture potrebbero incrementare gli ingressi di 717mila600 unità, considerando soltanto venti di esse (che ricevono 15,5 mln di arrivi). Quelle che gli analisti di Bem reasearch, società che si occupa di big data, ricerca economico-finanziaria e analisi nel campo del web marketing, hanno preso in esame nel Rapporto sull'e-tourism appena pubblicato. I fondatori, Mariachiara Marsella e Carlo Milani, sono partiti analizzando il sito web, la presenza social, su Facebook nella fattispecie,  e digitale (se hanno un’App, come interagiscono con Tripadvisor) del museo a pagamento più visitato di ogni Regione, dal Colosseo al Museo Egizio, al Cenacolo Vinciano, per intenderci. Confrontando i 20, infine, con i più frequentati europei, uno su tutti il Prado di Madrid “da prendere ad esempio per come organizza le informazioni sul web, seguendo il modello semantico di Google (Knowledge Graph) e in grado di mettere in associazione le parole cercate con i contenuti presenti nel sito in modo veloce e accurato– spiega Marsella -: ne risulta un sito web intuitivo, di eccellente usabilità, con una struttura delle notizie ottimamente rintracciabili”. Altri casi d’eccellenza confrontati sono la Tour Eiffel (7 milioni di visitatori nel 2015) e la Torre di Londra (2,8 mln).

Il Cenacolo Vinciano il migliore in Italia

Dalla ricerca risulta il Cenacolo Vinciano a Milano il miglior caso di digitalizzazione, per i 4 elementi detti sopra (sito, social, app, interazione su recensioni) complessivamente. Il Forte di Bard in Valle d’Aosta è secondo, mentre il Castello di Miramare di Trieste è terzo. Seguono il Museo Egizio di Torino e la Valle dei Templi di Agrigento. Il primo sito più visitato d’Italia, il Colosseo, è settimo, mentre la Galleria degli Uffizi non supera la 12a posizione. Gli scavi di Pompei penultimi, peggio fa solo il Museo Archeologico Nazionale del Melfese Massimo Pallottino (Melfi, Potenza), mentre nelle ultime posizioni si trova un altro sito del Mezzogiorno, Castel del Monte in Puglia. Un difetto tutto italiano sono le lingue estere in cui i siti sono tradotti, pochi ne hanno almeno due (Il Forte di Bard ben 6, anche cinese e giapponese).

Spazi di miglioramento

Valutare quanto l’offerta museale italiana sia al passo con l’evoluzione digitale è fondamentale per identificare possibili spazi di miglioramento. “Perciò abbiamo sviluppato una metoologia di analisi volta a individuare i siti web di musei o aree archeologiche che hanno le migliori prestazioni sul web e che sono più predisposti a interfacciarsi con i visitatori in modo virtuale”, argomenta Milani. Espandendo i risultati dell’analisi all’intero universo del Belpaese, i ricercatori concludono che nell’ipotesi più prudenziale le visite potrebbero aumentare di 180mila unità, mentre in quella più ottimistica di due milioni. Il che significherebbe ovviamente anche maggiori entrate economiche, comprese tra i 700mila e gli oltre 7 milioni di euro.

Il futuro

Migliorando l’esperienza digitale dei musei “si potrebbe pensare alla promozione di percorsi di viaggio che partano dalle principali attrazioni turistiche italiane e arrivino in luoghi meno conosciuti anche grazie a siti web in grado di offrire contenuti esclusivi e personalizzati in base alla tipologia di turista, alla sua provenienza e al budget per le sue vacanze”, spiegano Milani e Marsella. La recente iniziativa dell’Agenzia Digitale di introdurre delle linee guida “per un design dei servizi della pubblica amministrazione va in questa direzione”. p.ba.

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