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La tecnologia riscopre la realtà in chiave virtuale

Le adv devono guardare alla tecnologia non solo come a un avversario ma come ad un alleato che può diventare potente

Le tendenze più innovative del turismo digitale riscoprono il mondo reale, ma rivisitato. Con la realtà virtuale, ad esempio, per offrire un’esperienza più avvolgente in fase di prenotazione. Ma anche con piattaforme che usano la tecnologia per mettere in contatto diretto i viaggiatori con le persone del posto, i cosiddetti “locals”. Oppure offrire ai clienti in agenzia dei documenti di viaggio in tasca sullo smartphone ma che all’occorrenza si possono stampare sulla cara vecchia carta. Sono questi alcuni dei trend emersi dall’ultima edizione di Wtm a Londra: il futuro è “physital”.

Tra realtà virtuale e chatbot
Guardare alla tecnologia non solo come a un avversario ma come ad un alleato che può diventare potente: è il consiglio che le agenzie di viaggio si sentono dire già da tempo, ma ora non si tratta più solo di imparare bene a usare i social o gli strumenti mobile. E’ il momento della realtà virtuale, con aziende del turismo, dell’ospitalità e dei trasporti che stanno sviluppando occasioni per far viaggiare i propri potenziali clienti anche prima della prenotazione. Thomas Cook è stato tra i precursori: attraverso la realtà virtuale i clienti nei suoi concept store possono provare l’esperienza di un resort grazie a una postazione firmata Samsung. E il tour operator invia loro anche dei tool da poter usare col proprio smartphone a casa, a portata di app. Non si è fatta attendere la risposta della rivale Tui, che ha lanciato i suoi concept store digitali: a disposizione mappe interattive e strumenti da tablet e realtà virtuale. Ma per affiancare i consumatori prima, durante e dopo la prenotazione verrà in aiuto l’intelligenza artificiale. Dietro questo concetto in apparenza troppo futuribile si nascondono in realtà strumenti già in uso, i chatbots. Assistenti virtuali ma capaci di dare una mano personalizzata, che li rende più umani: possono interagire con i clienti ottimizzando processi come la prenotazione o il check-in. Li stanno già sperimentando Booking.com, Kayak ed Expedia.

Il local lungo raggio
L’appeal del viaggio con i “locals” non si ferma alle capitali da city-break: ha raggiunto la Corea. Lo propone PlayPlanet, che si definisce un marketplace per attività locali. La piattaforma digitale mette in connessione i viaggiatori con gli host in loco e si parte a visitare un mercato, si impara a cucinare specialità come il bibimbab e a disegnare il proprio hanbok, ovvero il costume tradizionale. Per scoprire un altro lato del Paese.
E cresce e si espande anche un altro servizio web che investe nell’esperienza locale: dopo il debutto ad aprile di quest’anno, la britannica CityUnscripted ha deciso di lanciare il suo “Book a local” in dodici nuove città, tra cui Tokyo, New York, San Francisco e le nostre Roma e Bologna. I locals possono creare percorsi su misura per i turisti che li contattano, ma contare anche su un database di itinerari già confezionati.

Documenti di viaggio tra carta e tablet
Dalla Svizzera Example Tours propone invece alle agenzie un nuovo tool per i documenti di viaggio, destinationbook, che permette di realizzare piccole guide da stampare o anche solo da scaricare sullo smartphone o il tablet del cliente. Ma funziona anche da travel wallet virtuale che permette di mettere insieme a portata di mobile gli itinerari, i contatti, i voucher e gli e-ticket, da poter consultare anche offline. m.t.

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