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Ieri mobile first, oggi AI first: lo shift di Google

Da NewtcommFocus il motore di ricerca spiega il machine learning e l’applicazione nel turismo

Quello dell’e-commerce turistico è un caso di grande interesse, perché dimostra che un mercato digitale considerato maturo (uno dei primi ad entrare nel commercio elettronico, ndr) non può mai in realtà definirsi tale”, così Roberto Liscia, presidente di Netcomm, ieri ha introdotto la giornata di approfondimenti sull’innovazione che sta coinvolgendo tutti i settori dell’economia.

L’ecosistema è sempre più complesso tra nuove tecnologie – siamo all’intelligenza artificiale e al machine learning, con i computer che compiono azioni per le quali non sono stati ‘esplicitamente programmati’ -, consumatori muniti di strumenti ultra-evoluti e che in brevissimo tempo adottano le nuove funzionalità, grandi aggregazioni dei colossi dell’e-commerce nel travel, i quali non fanno altro che inglobare piattaforme su piattaforme per andare sempre di più a ‘colpire’ l’esperienza del cliente finale (end-to-end) e mentre si trova già a destinazione.

Dal mobile al centro, all’AI

Se ieri l’elemento di “disruption” era l’esplosione del mobile, dell’utilizzo di smartphone e tablet per inziiare le nostre ricerche, oggi stiamo smettendo di scrivere per chiedere assistenza vocale. “Il 60% delle ricerche ci viene da mobile e il 20% di esse sono in voce”, avverte Fabio Galetto, industry head automotive e travel di Google Italia, intervenuto ieri a Netcomm Focus. Il motore di ricerca ha compiuto il passaggio definitivo: “Siamo passati dall’essere mobile first ad AI (artificial intelligence) first”, dice Galetto.

Perché? Ci sono troppe informazioni in Rete e per analizzarle ci possono aiutare solo le macchine. Con un miliardo di fotografie caricate su Google ogni giorno, questo mondo fatto di esseri umani digitali ha una tale quantità di dati a disposizione “che dobbiamo per forza passare dal gestirli con il machine learning (ML)”. Ma attenzione “non faremo in tempo a metabolizzare il ML”. In pratica, non assimileremo il processo, non lo elaboreremo, non lo faremo nostro. Lo vivremo certamente, di qui, forse, l’inadeguatezza che avvertiamo continuamente nel capirne i concetti.

In qualche modo senza comprendere, come abbiamo fatto fino a oggi per certi processi decisionali critici, dice il manager di Google: “Ritroveremo nelle nostre vite, in casa, in auto degli assistenti virtuali (in voce, ndr)”. Il nuovo corso della digitalizzazione “centralizza il concetto dell’assistenza: prima era il marketing del ‘lava più bianco’, poi è stato il brand (Dixan, ndr), ora è l’intelligenza artificiale che ci aiuta”. Comincia così tutta un’era di “customizzazione” per dare ai clienti prodotti com’egli desidera (il termine desiderio torna spesso nel nuovo marketing). “In Google abbiamo creato Destinations incrociando la ricerca algoritmica con il ML, ora possiamo personalizzare gli itinerari e indirizzare le persone che ci consultano, magari suggerendo anche un risparmio economico, e mentre sono a destinazione visto che l’85% decide le attività mentre è sul posto”.

Sintetizzando, il ML riesce a raccogliere talmente tanti dati, non solo le parole chiave della ricerca, non solo testuali, anche visive, da riuscire a restituire risposte mirate al viaggiatore che sta interrogando Google. La cattiva e buona notizia? “Questa evoluzione è leader only, ma non è tardi per adottarla”, conclude Galetto. p.ba.

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