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Gianni Letta: nel turismo è giunta l’ora della qualificazione

L'intervista al  presidente della Fondazione Gioachino Rossini, che ha ancora delle osservazioni misurate da fare 

Invitato all’Enit in qualità di presidente della Fondazione Gioachino Rossini, Gianni Letta, il più colto e acuto dei politici, con diversi titoli da Cavaliere e una poltrona al Quirinale mancata per un soffio, ha ancora delle osservazioni misurate da fare in un momento politico in cui il ministero del Turismo e l’Enit sembrano parlarsi attraverso i media.

Gv: Lei presiede fondazioni, associazioni culturali prestigiose, premi importantissimi. Come vede lo spostamento del turismo dal ministero della Cultura a quello dell’Agricoltura?
"La nostra costituzione è chiara: assegna la responsabilità del turismo esclusivamente alle Regioni, però il Governo non si può disinteressare di un aspetto così fondamentale per l’immagine e per l’economia italiana. Tuttavia, penso che l’ideale sarebbe riportarlo, come era un tempo, nelle competenze della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Solo questo può essere l’organo di coordinamento che garantisca una politica rispondente allo stesso fine. Comunque, al di là di queste riforme istituzionali, penso che alla fine basti la volontà e il buonsenso per rapportarsi e coordinarsi, le Regioni con i ministeri e i ministeri tra di loro, per arrivare ad una politica turistica coerente".

Gv: Qual è una politica coerente?
"Quella basata non sulla quantità, ma sulla qualità. Abbiamo un’offerta unica al mondo, non solo per il sole, gli hotel, il mare, che si possono trovare anche altrove, ma per il patrimonio di arte, di cultura, introvabile altrove e diffuso in tutto il territorio: non c’è contrada nel nostro Paese che non abbia una ricchezza culturale esclusiva. E se ogni cittadina sapesse valorizzare quest’aspetto si creerebbe un’offerta molto articolata e di alto livello che qualificherebbe l’afflusso turistico, migliorando la vita del territorio e l’offerta turistica complessiva. Mentre basarsi sulla quantità è un rischio".

Gv: Quindi sarebbe favorevole al numero chiuso?
"Beh insomma… c’è un turismo che non dà niente e mette a repentaglio la sicurezza dei luoghi d’arte e la manutenzione delle città. Non bisogna arrivare a mettere un ticket d’ingresso nelle città, ma qualificare l’offerta".

Gv: Sarebbe a favore di un supporto dei privati nella gestione dei beni culturali e archeologici pubblici?
"Certamente. Le risorse pubbliche sono diminuite e in prospettiva diminuiranno sempre di più, quindi la valorizzazione di un patrimonio, che deve rimanere pubblico, come quello artistico italiano, deve essere fatta nella cooperazione armonica tra pubblico e privato. Coinvolgere i privati sotto l’occhio vigile e la responsabilità del pubblico". l.s.
 

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