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Professione country manager: intervista a Dora Paradies

Il percorso professionale e umano del volto italiano - italianissimo, malgrado un cognome che può portare fuori strada - del dipartimento cultura e turismo di Abu Dhabi

Cosa fa una country manager per il dipartimento cultura e turismo di Abu Dhabi? Lo abbiamo chiesto a Dora Paradies che ci racconta - tra gli altri aneddoti - come, in relazione al suo cognome, sia stata presa per francese o adatta a lavorare per luoghi che ricordano il paradiso. Dora Paradies, 44 anni, pugliese trasferita a Milano vent'anni fa, una laurea in lingue e letterature straniere (russo e inglese) e un master in Marketing & Communication è approdata, dopo diverse esperienze professionali dove il turismo ha avuto un ruolo predominante, in Weber Shandwick nel 2013 dove ha cominciato l'avventura di country manager per il dipartimento cultura e turismo di Abu Dhabi.

Gv: Come viene percepito il ruolo di donna manager in un ambiente maschilista, come potrebbe essere quello degli Emirati?
"Secondo la mia esperienza, l'ambiente in cui lavoro non è maschilista. È sinceramente un mondo di professionisti dove ciascuno è libero di dare il suo contributo ed esprimere il meglio di sé. Se lavori con impegno, costanza, passione e tutto ciò ti viene riconosciuto, puoi anche toglierti delle grandi soddisfazioni".

Gv:Come concili il peso di una famiglia con l'essere spesso in giro per il mondo?
"Purtroppo per come è organizzata la società, lavoro e famiglia vanno spesso in conflitto. Per scegliere di avere entrambe le cose, bisogna impegnarsi e molto ogni giorno nel mantenimento delle due situazioni e non sprecare neanche un minuto. Armonizzare gli impegni, andando per esempio dal parrucchiere nell'ora di pranzo o fare shopping nella maniera più comoda. Ovviamente tutto questo non sarebbe possibile senza il supporto della famiglia. Il lavoro da sempre mi ha portato a viaggiare molto, negli ultimi 14 anni sicuramente di più. Come mio marito, anche mio figlio mi ha conosciuto con la valigia. Da quando è nato 9 anni fa, ho provato a spiegargli di che cosa mi occupo e a raccontargli dei numerosi impegni che mi tengono lontano da casa. E lui, saggiamente, ha capito che se vuole una mamma felice deve lasciarla andare, tanto torna".

Gv:Quindi il lavoro che svolgi ti deve piacere molto?
"Molto, moltissimo. Ma come in tutte le cose occorre fare attenzione a non esagerare. Sono molto determinata ed appassionata e quando amo qualcosa rischio di buttarmi in una impresa a capofitto, senza limiti. Un mio principio è lavorare sempre col sorriso e la voglia di far bene".

Gv:Racconta una giornata tipo
"Le giornate non sono mai identiche. Se sono a Milano appena sveglia controllo sul mio smartphone le mail. Se ci sono questioni che richiedono una risposta immediata lo faccio subito, altrimenti vado in ufficio per iniziare la giornata. Le cose da fare sono veramente tante e fortunatamente ho un team che mi coadiuva al 100%. I contatti con Etihad Airways e con i tour operator che programmano Abu Dhabi sono quotidiani, così come informarmi sulla stampa nazionale e di settore & mice non solo per quanto riguarda l'area del Golfo, ma su tutto il mondo del turismo. Calendario e scadenze sono sempre evidenziati, così come l'avanzamento dei progetti rispetto al piano marketing per il leisure e il Mice. Non mancano i rapporti con le istituzioni, l'organizzazione di eventi di vario genere oppure preparare una presentazione per le università, trovare nuove idee, realizzare nuovi progetti. Se parliamo di una settimana in trasferta, mi capita di svegliarmi e di chiedermi dove sono. Ovviamente il lavoro fuori Italia non equivale a una vacanza. Ma questo lo sanno solo gli addetti ai lavori".

Gv: Cosa non rifaresti nella tua vita lavorativa e cosa invece rifaresti?
"Forse non lascerei la Puglia. Avrei dovuto essere più testarda e provare a realizzarmi a 'casa'.  Rifarei molto volentieri il professore per un giorno. Da un paio di anni l'Università Bocconi mi ha coinvolta per tenere alcune lezioni al Master in Economia del Turismo o per alcuni workshop. Insegnare è un mio sogno nel cassetto".

Gv: Raccontaci un aneddoto divertente
"Per via del mio cognome molti pensano che sia francese. Al primo meeting in Abu Dhabi i partner si chiedevano come mai una francese lavorasse per il mercato italiano. Quando lavoravo per Mtpa, l'ente del turismo di Mauritius, dicevano che 'Paradis' era proprio un nome adatto per lavorare per una meravigliosa isola dell'Oceano Indiano che ricorda il paradiso".

Gv: Cosa vedi nel tuo futuro professionale?
"Da piccola sognavo di vedere la terra dallo spazio. Oggi so che voglio viaggiare, lavorare nel turismo divertendomi e cercando di superare continuamente i miei limiti. Trovare nuovi spunti e nuove idee, ma mi piacerebbe anche insegnare". a.to.

 

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