GuidaViaggi n.1361 del 23-04-2012
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Turismo e disabilità: si lavora alla formazione

Dal trade emerge la volontà di capire come dare risposte al target


“Che cosa devo fare?”. È questa la domanda che più frequentemente gli adv pongono a Luigi Passetto, titolare di Lp Tour, agenzia specializzata nell'organizzazione di viaggi per persone disabili. L’ambizione del manager è grande: riuscire a creare una scuola di comunicazione sull’argomento, fornendo consulenza in tempo reale per chi vuole viaggiare senza sentirsi discriminato.

Mancanza di informazione
Il punto di partenza di questo obiettivo è rappresentato dal corso di cui Passetto è docente “Turismo accessibile, quando l’agente di viaggio è indispensabile”, organizzato da Guida Viaggi. Le prime due giornate, che si sono svolte a Milano il 12 e il 19 aprile, hanno fatto registrare il tutto esaurito: “Questo interesse, questa curiosità – osserva il manager – scaturisce da una impreparazione di base. Però, e questo è il fatto importante, c’è la voglia di maturare e capire come svolgere un determinato servizio: l’adv deve dare delle risposte a delle esigenze che fuoriescono dai parametri di un viaggio normale”.
A contatto con gli agenti il manager ha potuto riscontrare quali sono le principali difficoltà incontrate sull’argomento: “Molto spesso – racconta Passetto – in agenzia entrano persone disabili che chiedono di partire per un viaggio, ma la risposta più diffusa da parte dell’adv è quella di prendere nota della richiesta e chiedere al tour operator. Alla fine passano anche 15 giorni senza che venga data una risposta”. Un’altra problematica riguarda la segnalazione della disabilità: l’agente molto spesso riferisce all’operatore che la persona interessata al viaggio ha problemi motori, “ma dietro questa voce si nascondono un’infinità di patologie. Ed è proprio qui che vogliamo dare il nostro contributo, formando gli adv perché possano comprendere quelli che sono i bisogni della domanda”.

Voglia di viaggiare
Le disabilità certo non fermano la voglia di viaggiare. Passetto rileva infatti come molte persone puntino sul lungo raggio con soggiorni in combinato ai Caraibi o nell’Oceano Indiano: “Solitamente i disabili – spiega Passetto – non partono mai nei periodi di punta, come ad agosto o nelle vacanze natalizie: in questi periodi possono godersi le città che non vengono soffocate dal traffico dei giorni lavorativi”.
Per il corto-medio raggio anche la Spagna ottiene molte preferenze: la nazione iberica ha lavorato molto in questa direzione, creando itinerari e strutture ad hoc anche grazie alla presenza della Once (Organización nacional de ciegos españoles), l’associazione no profit a favore dei portatori d’handicap, che in Spagna gestisce una lotteria nazionale e che ha potuto sensibilizzare l’opinione pubblica soprattutto in ambito turistico.
E l’Italia? La nostra nazione ha fatto parecchi passi in avanti sull’argomento, passando anche per scelte poco condivisibili: “In passato sono stati realizzati cataloghi esclusivamente per disabili e per me fu un errore perché c’era il rischio di ‘ghettizzare’ questi viaggiatori. Ma anche questo ha contribuito a rompere l’iceberg sull’argomento, perché alla fine si è posta maggiore attenzione su una tematica che resta ancora molto delicata e d’attualità”.


Giovanni Ferrario

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