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Voli di linea: cresce la quota

03/02/2014 - numero Edizione 1432
Il tour operating aumenta l'offerta
Di certo sta aumentando la quota di business legata al tour operating nei vettori cosiddetti tradizionali. In uno scenario che vede le aerolinee charter ridimensionare l’offerta di volato sulle destinazioni del pacchetto tutto compreso e rimodellarsi su un mix ibrido, la produzione di viaggi organizzati stringe sempre di più i rapporti commerciali con le aerolinee full service.
Per Emirates questa quota di mercato si attesta intorno al 20-22%, complice la direttrice più facile come New York: “C’è stata sicuramente una focalizzazione da parte di Dubai su questo segmento, dovuta perlopiù alla mia formazione e sulla quale si è innestata una capacità indiscutibile”, dichiara Fabio Lazzerini. Per la spagnola Air Europa si è trattato, dopo la dismissione del tour operator in house (Travelplan), di stringere rapporti ancora più consolidati con quelli italiani, circa sei attualmente, soprattutto sulle destinazioni Cuba, Perù, Repubblica Dominicana.
“Potranno esserci ampliamenti, considerato che l’anno scorso abbiamo lanciato il volo sulla Bolivia e quest’anno apriremo a Cile e Paraguay”, ha affermato il direttore Robert Ajtai. Per il vettore di Globalia, in Spagna il business dei t.o. rappresenta il 60% del fatturato, mentre in Italia il 10%.
In casa Latam, fresca di completamento dell’aumento di capitale e impegnata nella fusione delle due compagnie che disegnano il gruppo aereo con il maggior numero di destinazioni dell’America Latina (Lan + Tam), sono quattro t.o. a fare l’80% del mercato dei pacchetti di viaggio b2b. “Operiamo in un'area con molti Paesi e non tutti macro come il Brasile, non è semplice riuscire a lavorare bene con tutti sul piano della comunicazione – ha osservato Joao Murias -, invece tanto si potrebbe fare cominciando a raccontare bene una destinazione sin dall’aeroporto di partenza, dunque sostenere traffico”.

Mete Itc che cambiano fisionomia
Sul Brasile Luca Battifora, ceo di Hotelplan, ha ricordato effettivamente come “ci sia stato un crollo verticale della destinazione dopo che l’ufficio del Turismo ha chiuso in Italia”. Ma non è certamente questione di un solo fattore se una destinazione perde: “Il charter è sinonimo di equilibrio del mercato”, ha sottolineato il manager del gruppo lombardo-elvetico.
Dal canto loro le aerolinee dei voli Itc si dividono la geografia delle vacanze per non sbagliare più con le sovrapposizioni: “Stiamo andando sempre di più verso le specializzazioni, noi East Africa e Oceano Indiano, mentre con i partner (Blue Panorama) operiamo sui Caraibi”, conclude il manager di Meridiana. Sembrano lontani i tempi in cui dal Centro America i ministri alle fiere del turismo annunciavano le rotazioni sostenute economicamente (in parte) dai loro Governi e operate dalle aerolinee italiane.
“Non c’è ente del turismo che possa sostenere l’investimento di un volo di lungo raggio continuativo”, concordano i manager. E se persino le Maldive, dove l’Italia è stato a lungo uno dei principali paesi incoming, sono passate dagli 8 voli charter di soli due anni fa alle due di questa stagione invernale, si avvalora la tesi degli analisti di trasporto aereo e turismo organizzato: senza un volo diretto una destinazione crolla. Quest’anno anche la Thailandia ha perso gli operativi su Phuket, il che significa 10mila posti in meno per l’Italia.

Paola Baldacci e Laura Dominici

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