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Il problema dei numeri

07/04/2014 - numero Edizione 1439
Nascosti. Eclissati dall’ombra ma non per questo meno ingombranti. Il lato oscuro della ricettività siciliana tende a farsi notare in diversi modi, soprattutto sui numeri: “Purtroppo – osserva l’assessore al Turismo della Regione Sicilia, Michela Stancheris – non sempre i dati sui flussi turistici delle nostre ricerche sono attendibili.
C’è una ‘zona grigia’ di strutture non certificate che non possiamo recensire”. Gli studi regionali sul valore dell’incoming siciliano sono limitati ed è da qui che bisogna ripartire: “Nei miei primi 12 mesi del mio mandato – ricorda Stancheris – abbiamo rafforzato la Sicilia come destinazione d’eccellenza rilanciandone il brand. Adesso stiamo passando all’aspetto operativo: vogliamo creare un dialogo coordinato tra tutti i player turistici per creare un piano di sviluppo che vada a interessare tutta la filiera.
Dobbiamo consolidare i risultati ottenuti sul fronte del trasporto aereo: questo sarebbe già un grandissimo risultato”. Stancheris ha poi annunciato un primo investimento tecnologico a supporto del comparto: “Presto sarà online una piattaforma regionale che metterà in rete le cifre delle strutture alberghiere e dei musei”.

Anomalie
I dati come punto di riferimento da cui partire per sviluppare le strategie di incoming, magari per pianificare un volo charter da Monaco di Baviera: “Lo stiamo studiando da almeno due anni – rivela Fabio Casano, direttore commerciale Consorzio Pantelleria Island – ma abbiamo bisogno dell’aiuto delle istituzioni a cui chiediamo di fare un passo in più anche in termini di comunicazione e promozione sul territorio”.
Attivo da otto anni, l’operatore incoming è riuscito ad allungare la stagionalità dell’isola, ma non senza qualche anomalia: “Il 60% degli arrivi a Pantelleria non sappiamo dove soggiorna e dal 2007 i dati sui turisti sono in calo.
Tutto questo nonostante gli investimenti fatti dagli albergatori per sostenere i charter sull’isola. Sappiamo di avere grossi margini di crescita soprattutto sul mercato estero che vale il 5%, ma abbiamo bisogno di sostegno”.
Chi invece può contare sull’affidabilità dei dati è il Sicilia Convention Bureau: nel 2013 nella regione si sono svolti 596 eventi che hanno prodotto un fatturato di oltre 23,3 milioni di euro: “Il 50% del nostro budget lo spendiamo in promozione del territorio come è avvenuto negli eventi a Berlino e Mosca – osserva il presidente Vincenzo Tumminello –.
Ma è molto frustrante perché i nostri associati (circa 140, ndr), si aspettano un ritorno di business immediato. Ed è un peccato perché il congressuale può essere la leva per destagionalizzare il turismo in Sicilia”.

Giovanni Ferrario

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