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Eppur si cambia

07/04/2014 - numero Edizione 1439
In Sicilia prove tecniche di filiera organizzata. \r\nLa regione imprime una nuova visione del turismo
I primi a sorprendersi sono loro, i siciliani, di fronte al cambiamento. Cambiamento di visione del turismo che per ora è appena abbozzato, ma travolge perché mette in moto una creatività imprenditoriale innata e, parlando di un’isola, è inevitabile metta le ali sul trasporto aereo. Succede che: nell’estate 2014 si verifica puntuale l’exploit di voli sul Sud Italia e la Sicilia ne attrae una quantità più significativa che mai. Pare sia ancora l’effetto Wind Jet: "Avevamo sempre chiesto perché non si facessero atterrare le compagnie a basso costo a Catania e ci veniva risposto che non ce le si poteva permettere – argomenta Salvo Zappalà, presidente del gruppo Dimsi –.
Dopo il fallimento della compagnia siciliana che ha lasciato i conti in rosso e il rischio che con Alitalia potesse finire allo stesso modo, è cambiato radicalmente l'atteggiamento. E non solo a Catania, che peraltro ha presentato il bilancio 2012 solo una settimana fa...”.
Secondo il numero uno del gruppo turistico quest'estate l'incremento delle presenze in Sicilia potrà attestarsi sulle due cifre. Da Comiso a Pantelleria ogni pista d’atterraggio sarà attivissima. Tra i collegamenti anche punte di qualità: Parigi Charles De Gaulle per la prima volta su Palermo con AirOne, che introduce anche il Monaco dopo il ritiro di airberlin, per soddisfare 300mila passeggeri interessati alla rotta. Nelle prossime settimane verranno annunciate le novità di Swiss e Vueling, che qui ha posto la sua terza base. In realtà sono poche le low cost che non vi si sono stabilite, creando posti di lavoro.
“La Sicilia ha un indice di mobilità aerea che vale il doppio – osserva Natale Chieppa di Gesap –, ma tutti vogliono volare il venerdì, a luglio e agosto; è necessario incoraggiare gli ampliamenti”. Ampliamenti che possono essere spinti da prodotto innovativo. “Il turismo in questa regione non era visto come un settore economico, stiamo cambiando ora l’impostazione – interviene l’assessore Michela Stancheris – e dobbiamo spaziare su target diversi: i giovani che prendono l’auto e fanno itinerari fly & drive in autonomia ad esempio”.
Le idee non mancano e i fondi neppure, con un’inversione di tendenza: se prima venivano utilizzati soprattutto per eventi e concerti, quest’anno 700mila euro vanno a questi ultimi e 4,4 milioni per la promozione, più la creazione di strumenti di analisi che verranno condivisi online. Non senza difficoltà visto che la regione naviga in un deficit economico da 90 milioni.

Azioni congiunte
Insomma, un po’ per i fallimenti che se non altro hanno il pregio d’interrompere la catena del clientelismo, un po’ per il cambio di guardia nell’amministrazione pubblica, infine perché il modo di fare vacanze sta cambiando (un milione di viaggiatori italiani ha soggiornato in Italia con Airbnb, portale per la prenotazione online di case), del turismo in Sicilia s’intende strutturare meglio le azioni comuni della filiera.
Esempio: a Strasburgo 45 alberghi di Palermo hanno presentato un pacchetto a tariffe convenienti e gratuità per i bambini, insieme a Volotea per il lancio della rotta. L’evento era il workshop “Evaday”, aperto anche al consumatore finale.
“In poche ore sono arrivate le prime prenotazioni – spiega Nicolò Farruggio, presidente Federalberghi Palermo –. Adesso bisogna lavorare sui servizi del territorio: dobbiamo ricordarci che non tutti i turisti stranieri vogliono spendere poco”.
Ma a osservare bene, con le low cost gli albergatori non fanno oggi quel che gli operatori hanno cominciato 30-40 anni fa? Senza assumersi il rischio del volo, però.
“Il turismo è arrivato in Sicilia grazie ai tour operator con le catene charter, mettendo investimenti sul tavolo e seguendo una strategia commerciale chiara – interviene Toti Piscopo, presidente di Skal International Italia che accoglie 500 professionisti del settore –: non è più così, si commette un errore a considerarlo un fenomeno spontaneo, buttando tariffe nel mare.
Il turismo va rimodulato su una base commerciale e l’ente pubblico deve ritrovare il piacere di considerarlo un’economia. Sulla quale devono aderire le categorie, non solo hotel ma tutto il ricettivo alternativo perché oggi i viaggiatori vogliono esperienze e vivere le città dal di dentro”.

Paola Baldacci

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