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Il ruolo della tecnologia

28/04/2014 - numero Edizione 1441
Molto odio. Un po’ di amore. Il rapporto tra agenti di viaggi e tecnologia racconta molto spesso storie dove il web supera i dettaglianti e solo alcune volte si racconta di casi di successo di persone che hanno saputo cavalcare l’onda giusta. Da alcuni partecipanti alla tavola rotonda, però, è stato messo in evidenza come la tecnologia faccia ciò che le agenzie di viaggi fanno da sempre e hanno insito nel proprio Dna.
I contenuti generati dagli utenti sono ciò che i negozi di viaggi possiedono da sempre: conoscenza dei territori (destinazioni), dei desideri dei propri clienti, della moltitudine di prodotto ormai accessibile dalle decine di piattaforme, Gds e non solo. Lo scoglio ancora da superare viene definito “Cultural divide” da Tommaso Vincenzetti, direttore marketing Amadeus.
“Stiamo affiancando i punti vendita per diventare multicanale. Abbiamo sviluppato due prodotti tecnologici dedicati: un booking engine per il sito delle singole agenzie da dove sarà possibile prenotare e un’applicazione per mobile realizzabile con poche migliaia di euro”. Si tratta di strumenti b2b2c dove i contenuti sono in parte forniti da Amadeus e in parte dall’agenzia: “Il ritorno è buono ma non eccellente”, ammette ancora il manager.
Ma da dove è possibile partire? Occorre trasferire in rete tutte le loro competenze, magari “con le chat aperte per i clienti - azzarda Manuel Faé -: se sono super specialisti della Namibia, ad esempio, devono condividere questa conoscenza”. Vendete la destinazione, non la proprietà: così dicono i social media addicted.

Paura incosciente
Il concetto di “Cultural divide” ritorna anche nelle parole di Isabella Convertini, regional managing director Italy, Spain, Portugal di Kayak: “Il mercato italiano non è ancora pronto all’acquisto di pacchetti vacanza a differenza di altri Paesi europei come Spagna e Uk. Molto spesso visitano il nostro sito, confrontano i prezzi e poi chiamano la struttura per prenotare. Inoltre l’italiano non si fida a pagare online, peggio ancora da smartphone”. E, forse, è proprio questa l’occasione delle agenzie: sfruttare a proprio favore questa incosciente paura dell’online.

Giovanni Ferrario

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