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Startup tra sogno e realtà

08/09/2014 - numero Edizione 1451
Il travel online è una miniera d’oro e l’e-commerce incalza. \r\nL’innovazione trova terreni fertili, ma la complessità del settore non favorisce
Una strada ancora tutta da tracciare quella delle startup impegnate nel turismo. Per fare leva sul travel nell’agosto 2013 è nata l’Associazione Startup Turismo, che conta ora una quarantina di associati.
Tra gli argomenti più sensibili per il target, quello sull’interoperabilità dei dati, processo che necessita di un tempo medio-lungo di elaborazione. “Dovremmo avere tecnologie condivise”, ha spiegato Pietro Ferraris, socio fondatore dell’associazione, nel corso dell’ultimo MARTEDIturismo by Guida Viaggi sul tema “Startup turismo: l’innovazione è al servizio del trade?”. Due le tipologie di aziende impegnate sul campo: quelle che offrono prodotti e quelle che propongono servizi. A seconda del taglio dato al business è possibile ipotizzare dei margini di collaborazione con il trade o, al contrario, un’azione di “rottura” con i sistemi tradizionali. “Il problema con cui convivono le startup – hanno detto i relatori della tavola rotonda – è la carenza di funding; gli investitori e il sistema bancario non sono pronti a sostenere queste nuove aziende, perché il mercato travel è complesso ed esiste un gap culturale”. La risposta, molto spesso, è quella di auto-incubarsi.

La sfida e-commerce
Il panorama del travel online, che vale circa il 50% dell’e-commerce italiano (e mondiale), è dominato dai big player stranieri. La sfida delle startup è quella di conquistarne una fetta. Anche in Italia.
Tra le difficoltà in agguato, oltre a quelle citate relative alla mancata interoperabilità dei sistemi, alla scarsa conoscenza della complessità del settore da parte di incubatori e investitori e all’esiguità di risorse finanziarie da rendere disponibili, “c’è un livello di conservatorismo alto da parte del trade, che frena l’adozione di strumenti innovativi per la gestione del business”, ha spiegato Marco Cocciarini, ceo & founder GlobeInside, un marketplace di corrispondenti in 108 Paesi che ha interrotto la catena della filiera turistica. La startup di Parma, che non ha avuto bisogno di incubatori, dà all’agenzia la possibilità di creare circuiti e viaggi tailor made, mettendola in contatto diretto con i Dmc. Globeinside offre anche servizi assicurativi e d’intelligence di supporto. Un progetto, questo, che porta il manager a profetizzare: “In futuro i network di agenzie tradizionali si faranno il prodotto con aziende web-based”.

Competenze tecnologiche
Non mancano le competenze tecnologiche nel nostro Paese. Peccato che dei circa 100 milioni di euro investiti nel 2013 in startup, solo 600mila euro siano stati destinati al travel. Una società come Infotech di Padova già a fine anni Novanta progettava piattaforme distributive con tecnologia Xml per importanti gruppi turistici italiani (vedi Travelante del Gruppo Boscolo), nonché federazioni alberghiere. Progetti, questi, arenati o trasformati in qualcosa di diverso, come i gift di Boscolo Tours, perché sono nel frattempo cambiate le strategie aziendali.
Il problema è dunque industriale se i progetti non vengono portati avanti, non delle tecnologie. “Nel tema centrale dell’interoperabilità – ha ricordato Dino Bortolotto, presidente In-fotech – bisogna distinguere due problematiche: una legata ai dati e alla loro codifica, l’altra attinente ai processi per evitare le deduplicazioni nelle interrogazioni dei sistemi”. Andrea Elestici, founder di WeekendaGogo, che aveva stanziato un paio di milioni di euro per lo sviluppo tecnologico, ha già operato la sua scelta: “Noi ci agganceremo alla piattaforma di Infotech. C’è un mercato travel immenso da conquistare online, ma finora le aziende italiane non hanno sviluppato una piattaforma abilitante al business, mancano vere expertise di sviluppo e quelle esistenti sono all’interno di aziende come Volagratis o Booking”, ha ribadito Elestici. Non è però soltanto una questione di competenze, “si tratta anche di reperire prodotto”. Con la piattaforma Infotech l’obiettivo è proprio “fare un gruppo d’acquisto per andare dai wholesaler a prendere prodotto”.

Internazionalizzare
Walter Toscano, senior e-tourism advisor, ha sollevato la questione del “Perché le startup italiane non vanno all’estero e non si confrontano con le realtà straniere? Vedo una limitazione a guardare all’internazionalizzazione”, ha detto. Noi italiani possiamo raccontare che sappiamo fare bene il cibo, la moda e perché no il turismo? “E’ un problema che va oltre il digitale – replica Layla Pavone, partner Digital Magics, l’azienda che sta sviluppando per il Gruppo Uvet (azionista, ndr) un software per la gestione dell’incoming (Tripitaly.it) -. Noi all’estero siamo visti dalle banche come entità piccole e ci guardano con sospetto. Il venture internazionale ha altre priorità prima dell’Italia. La risposta è allora fare sistema tra noi”. E chi può mettere a sistema è l’incubatore.

Contesti fertili
Da parte degli investitori e dei developer riuniti in società come Digital Magics e StartMiUp l’attenzione nei confronti delle startup del turismo è vivace. Gli approcci sono diversi, tra chi sceglie di incentivare networking e formazione tra le società e chi punta all’accompagnamento allo sviluppo dei business plan e dei revenue model. Sul fronte governativo, intanto, la richiesta di tax credit per il turismo digitale è in attesa di conversione in legge. “La defiscalizzazione potrebbe essere un incentivo alla digitalizzazione, ma non la soluzione al problema di scarso accesso al travel online da parte delle imprese italiane”, spiegano i relatori. Fondata nel febbraio 2012 da 4 imprenditori con lo scopo di promuovere la cultura delle startup, nello specifico nell'ambito tecnologico e digital, sul territorio di Milano, StartMiUp è l'organizzazione che sta facendo da tramite verso fondi di investimento, imprenditori seriali e fornitori di servizi specializzati. “Dalla tavola rotonda di MARTEDIturismo emerge una complessità del settore del turismo che non conoscevamo – osserva Marina Calcagno Baldini, manager pr e comunicazione -. Il nostro approccio è quello di favorire iniziative che portino all’incontro, come i Travel Massive, e al co-working: per questo mettiamo a disposizione oltre 30 postazioni di lavoro in centro a Milano”. L’organizzazione perciò allestisce eventi culturali e di networking focalizzati sulla tecnologia, strategia, brand e tematiche legate alla crescita.
Tra le startup (38) che ne fanno parte, di turismo si evidenziano Find Your Italy, City Hook e Indigo. Intanto a Treviso, in seno alla fattoria digitale di H-Farm si è instaurata Travel Appeal, agenzia di consulenza e servizi di marketing digitale. Tra i progetti sta lavorando al Travel Appeal Index. “Venderemo il servizio di valutazione di una destinazione dal rating di strutture alberghiere, museali, d’intrattenimento, catturate da 30 fonti – spiega Mario Romanelli, senior strategist -. Agli alberghi lo proporremo a 40 euro al mese”. Una tariffa, secondo gli autori, tra cui il fondatore e ceo Mirko Lalli, ragionevole, in quanto oggi “gli hotel spendono 90 euro al mese per far monitorare le recensioni”. Con Tai le strutture potranno scoprire da un’unica consolle “cosa c’è che non va secondo gli utenti, le opinioni negative e quelle buone, analizzando i social network e molto altro dell’ecosistema digitale”. Attraverso un motore di ricerca semantico verranno scoperti i fake, cioè i commenti falsi, mentre la misurazione avverrà su 11 argomenti (cluster) tra i quali la governance del territorio (la struttura alberghiera o altro ne è condizionata), la distribuzione (valuta su quali canali viene commercializzata), fino a reputation/sentiment, cioè cosa dice la comunità di quel luogo/hotel/museo/altro. Quattro dei cluster analizzati per elaborare l’indice d’appeal sono nell’area digitale. Dopotutto d’innovazione si tratta.

a cura di Paola Baldacci e Laura Dominici

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