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Outgoing Stati Uniti a corrente alternata

11/07/2016 - numero Edizione 1508

Vendite ottimali fino a maggio, grazie anche alle nozze,
poi i vacanzieri hanno preferito altre destinazioni

Andamento altalenante per i tour operator sugli Stati Uniti: per alcuni l’anno non è partito bene, per altri viaggia sopra le due cifre, per tutti la sfida da vincere è portare gli italiani oltre i gateway principali alzando il valore della pratica e mostrando l’America in tutta la sua diversità. Intanto le destinazioni concorrenti affilano le armi e se è boom per Giappone e Thailandia, così come ha ripreso il Sudafrica che l’anno scorso soffriva di Ebola, Australia e Singapore portano via quei 70mila viaggiatori a testa, il quadro competitivo mostra un lungo raggio dove gli Usa devono man- tenere market share sfidando la competitività di prezzo e forse anche quella della “semplicità” d’ingresso. La sicurezza anzitutto, ma continue modifiche all’Esta mettono ansia.

Andamento T.O.
“La prima parte dell'anno è andata abbastanza bene sino ad aprile – osserva l’ad di Alidays, Davide Catania -; da maggio il trend ha proposto un rallentamento che in somma propone ad oggi una situazione di stabilità sulla destinazione”. “Inverno  bene, estate in leggero calo, ma la chiusura sarà a pari vs anno scorso – risponde Consuelo Cerri, pm Alpitour -. I fattori influenti sono molti. eventi terroristici in Europa, apprezzamento del dollaro, aumento di interesse su altre destinazioni meno inflazionate”. “Il primo semestre è andato piuttosto bene, con un buon trend di vendite sin da novembre e dicembre tanto da registrare, per passeggeri e fatturato, una crescita intorno al 16%, andamento che si è invece arrestato nel mese di aprile – commenta la pm di Hotelplan, Anna Gobetto -. Dunque la stagione estiva ha dato ottimi numeri fino a maggio mentre giugno sembra più stagnante. L’estrema volatilità delle tariffe aeree incide talvolta in modo significativo sul prezzo totale del pacchetto, soprattutto in alta stagione quando troviamo quote non sempre competitive e magari con emissione contestuale all’atto della prenotazione, quindi difficile costruire pacchetti”.
Da specialisti di un prodotto unico come le maratone, Melville mostra un incremento dell’8%. “Penso che una delle chiavi d’interpretazione del trend sia quella di proporre anche itinerari e programmi, maratone a parte, un poco fuori dalle rotte più battute, legandoli anche a eventi spot ed esperienze”, argomenta il presidente Claudio Caroni. Da Trieste “abbiamo già superato del 26% il fatturato totale del 2015 – spiega la product manager Barbara Zelle -, quindi il 2016 si presenta come anno record sulla destinazione Usa, con un fatturato superiore al milione di euro per un prodotto di itinerari sartoriali, piccole strutture di charme e boutique hotel, programmi tematici in tutti i territori americani”.
Anche per Gastaldi Holidays,  il bilancio di metà anno può dirsi positivo: “Il prenotato del primo semestre è in crescita del 15%, risultato che attribuiamo alle lune di miele e all’incremento del valore medio delle pratiche. Se il segmento honey moon tiene, registriamo più lento quello dei vacanzieri, con probabilità per ragioni emotive ed economiche”, osserva il direttore prodotto e operativo Mariangela Candiani.

Target: cento milioni
di viaggiatori nel 2021

Nel 2015 gli States hanno accolto 77,5 milioni di viaggiatori, di cui 38,3 da oltreoceano. Il target, piuttosto plausibile, è di raggiungere i 100 milioni entro il 2021 e tra i mercati incoming che crescono più velocemente c’è la Cina. Quinto Paese per numero di arrivi con 2,59 milioni (+18%), è però balzato al primo posto per spesa generata con 26,9 miliardi nel  2015. Dal turismo cinese arrivano 74 milioni di dollari al giorno nel bilancio dell’export. Molto difficile competere per l’Italia, che però ha superato il milione di ingressi nell’esercizio scorso (2015). Con 1.039.397 arrivi contati alle dogane, per un incremento che sfiora l’8%, il Belpaese si difende tra i giganti e ha mostrato gli incrementi più significativi a ottobre e novembre quando l’indice di crescita è stato del 23%. Quelli dell’autunno 2015 sono stati i due mesi più importanti dell’anno, con probabilità grazie ai viaggi di nozze. Guardando agli altri trimestri, luglio-settembre ha da sé realizzato oltre un terzo dei passeggeri (354.302), ma salendo di solo un 6,6%.

Brand Usa: budget
a 164 milioni

Nell’anno 2016-2017, il budget di Brand Usa, l’organismo pubblico-privato incaricato del marketing turistico nazionale, è di 164 milioni di dollari e verrà destinato in diversi mercati.
All’ultimo Ipw di New Orleans, il presidente Chris Thompson non si è voluto sbilanciare nei dettagli. Ha fatto sapere che sono 36 i bacini che inviano il 90% dei turisti e 16 di essi generano l’83% degli ingressi. Non si pronuncia nemmeno sulle aspettative circa le elezioni del nuovo presidente, al culmine di una campagna che definisce “una tornata elettorale mai vista prima”.
Dopo che l’uscente Barack Obama ha fatto così tanto per il turismo, l’industria dei viaggi, che ha sempre accolto i favori bipartisan, godrà delle medesime buone intenzioni con un possibile cambio di Governo? Thompson preferisce non insinuarsi nel disegnare lo scenario. “Ci sono così tanti interessi, altrettante enfasi. Ma in ogni elezione, le conversazioni che vengono dopo tendono a essere molto diverse dalla retorica prima del voto”.                              
 



Paola Baldacci

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