Confturismo Veneto: “Dobbiamo sederci a un tavolo e fare un’analisi profonda”

“Sono contento per due questioni: il risultato delle città d’arte, che cominciano a presentare segnali positivi, e i ‘numeri’ del lago di Garda, che si conferma una perla nel panorama italiano. Sono invece molto scettico sull’attendibilità dei dati sui b&b e degli altri settori a rischio sommerso. Altra cosa che si nota è la tendenza inarrestabile al declino dell’offerta delle strutture a 1 e 2 stelle, la sostanziale stabilità dei 3 stelle e l’espansione notevole dei 4 e 5 stelle, a conferma del fatto che il turismo del Veneto deve puntare sull’alta qualità”. E’ questo in sintesi il commento di Marco Michielli, presidente di Confturismo Veneto, ai dati sul settore diramati dalla Regione. “C’è stato un seppur timido ritorno degli italiani – prosegue Michielli – con un incoraggiante segnale di ripresa dal crollo avuto dal 2011 in poi … che Dio ascolti il Ciset per quanto riguarda le previsioni di maggiori arrivi (+3,4%) per il 2016. E veniamo alle dolenti note: nell’anno in cui tutta la sponda Sud del Mediterraneo, dal Marocco alla Turchia, ha avuto un crollo, dobbiamo rimarcare per quanto riguarda il mare un -0,2% totale di presenze composto da +1,8% di italiani e -1,2% di stranieri. Tutto questo – spiega il presidente di Confturismo Veneto – in un anno in cui Sud Italia, Spagna e Croazia hanno marcato incrementi a cifra doppia: è il segnale preoccupante di una nostra incapacità di intercettare i nuovi flussi. Altra preoccupazione per quanto riguarda le terme è ‘quel’ -1,5% di stranieri, sia pur mitigato da un gagliardo +3,4% di italiani, che porta la media a +1,2% (che consideriamo comunque un segnale incoraggiante). Fra il mare, dove dal 2010 al 2015 sono state perse 1 milione e 200mila presenze (pari alle presenze di un’intera provincia come quella di Rovigo) e la montagna, che, sia pur in un’inversione di tendenza, ne ha perse 1 milione e 100mila (un’enormità!) abbiamo ampi spunti di riflessione. Di fronte a questi risultati dobbiamo sederci a un tavolo e fare un’analisi profonda”, conclude. 

 

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