Perplessità sul modello

Nell’ultimo decennio più della metà delle compagnie aeree di lungo raggio new comer sono venute dal mondo low cost. “La dirompente rottura del modello full service ha generato la rapida genesi del low cost-long haul”, scrive Airlineleader.com, testata che si rivolge ai ceo delle compagnie aeree.
Sta funzionando? Tra le perplessità si citano: operativamente i rischi e la complessità su una piattaforma a lungo raggio vengono ingranditi rispetto al corto raggio. I margini di errore sono strettissimi, a meno che le proprietà lungimiranti e pronte a mettere le mani al portafoglio siano disposte a investire nel lungo termine, come Singapore Airlines (con Scoot) e Qantas (con Jetstar).
Ma una grande disciplina dei costi e la capacità d’innovare devono essere già radicate. Commercialmente, le opportunità dei punto a punto di lungo raggio non sono abbastanza per essere redditizie. Ecco che il feederaggio di corto raggio si delinea sempre più spesso come parte del modello.
La storia delle compagnie aeree long haul-low cost ha origini lontane, ricordano gli specialisti di Leigh Fisher: Loftleidir, conosciuta internazionalmente come Icelandic Airlines, fu la pioniera negli Anni Sessanta e Settanta con voli dall’Europa a New York. Venne battezzata la “Hippie Airline” che portava gli studenti americani con pochi soldi a studiare nel Vecchio Continente.
Nel 1977, Laker Airways lanciò “Skytrain”, servizio a tariffe stracciate tra Londra Gatwick e il Jfk.

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