EDITORIA - EVENTI - SERVIZI DAL 1972 AL SERVIZIO DEL TURISMO PROFESSIONALE

AboutHotel: Architetto Lai,  i suoi interni di bar e ristoranti sono molto caratterizzati, delle vere e proprie scenografie che ben si adatterebbero agli spazi di un hotel a cinque stelle, ha mai pensato di studiare un concept da proporre ad una grande catena?

Lai: “Il mondo dell’hospitality è sempre stato nelle mie corde e oggi mi interessa ancora di più. Proprio all’inizio della mia attività i Viaggi del Ventaglio mi chiesero di progettare alcuni resort di loro proprietà a Santo Domingo e in Messico. In seguito ho lavorato molto di più per il Retail Design, a Milano in forte espansione, per tornare a occuparmi di hospitality nel 2004, con il concorso su invito di Starwood per il W hotel di Miami, che mi vide tra la rosa dei finalisti, ma non il vincitore. Da allora mi capita periodicamente di proporre concept per strutture alberghiere, sia in Italia che all’estero.  Ne sono un esempio recente lo sviluppo turistico di Portnovi in Montenegro e un intervento trasversale su un interessantissimo progetto a carattere misto residenziale e turistico a Dubai. Purtroppo l’instabilità della situazione economica generale rallenta o addirittura estingue la carica iniziale della proposta imprenditoriale; nella migliore delle ipotesi i progetti vengono posposti, ma in ogni caso ridimensionati rispetto all’idea originale. Personalmente credo di trovarmi oggi in una posizione ideale per la progettazione in ambito alberghiero: la sensibilità acquisita con il lavoro di scenografia e di interior design, sommata all’esperienza lavorativa, mi rendono un progettista completo e affidabile per il contract, anche dal punto di vista della gestione e del controllo dei costi di realizzazione degli allestimenti più impattanti e originali”.

AboutHotel: Vedendo i suoi lavori mi ha colpito la sua capacità di usare la luce come linguaggio della progettazione, ci vuole raccontare qual è per lei il rapporto tra luce e interior design?

Lai: “La luce rappresenta per me un elemento dinamico all’interno di uno spazio fisico, per sua natura statico. Mi affascina l’idea di poter cambiare la condizione emozionale attraverso la variabilità della luce. I miei esordi come scenografo hanno influenzato molto la mia percezione: lo spazio di scena cambia completamente attraverso la luce, un manufatto bianco assume addirittura una forma diversa se riempito di luce, oppure solo bagnato dalla luce stessa. Tutto ciò ha stimolato incredibilmente la mia ricerca”.

AboutHotel: La sua è una carriera fatta di tanti successi, ma qual è la sua realizzazione che ama di più, che ritiene la più rappresentativa del suo modo di progettare e perché?

Lai: “Affronto ogni progetto con la stessa carica e voglia di mettermi in gioco, ma uno dei progetti che mi è più caro è  l’Agenzia di Club Med Milano, un lavoro del 2005. Le superfici a mia disposizione per gli allestimenti erano poche, lo spazio consisteva prevalentemente di vetrate: il mio approccio è stato totalmente impulsivo. Da lì è cominciata la mia ricerca per il trattamento dello spazio al soffitto, come fosse di fatto una quinta parete: la mia idea si basava sul trattare tutte le dimensioni con la stessa importanza, andando così a chiudere idealmente il cerchio, laddove avevo notato una certa indifferenza da parte di altri progettisti a lavorare su ciò che si vede guardando verso l’alto. Personalmente non amo la rappresentazione figurativa, privilegiando un discorso progettuale fondato sull’intersecarsi delle linee. In questo caso ho dovuto confrontarmi con le esigenze del brand di definire se stesso anche attraverso le immagini. Ho cominciato così a raccontare il viaggio, il concept dell’intervento, come una composizione di frammenti e ho nascosto le immagini più compiute all’interno di enormi lampadari concavi, in modo che il pubblico le vedesse attraverso il riflesso di un controsoffitto di luci e specchi. Un effetto caleidoscopico di ottimo impatto. Credo di aver fissato molti punti importanti della mia ricerca personale con quel progetto”.