Quella difficoltà a raccogliere dati della meeting industry

Segmento importantissimo per l’industria turistica, quello dei meeting e congressi in Italia ha vissuto fasi alterne di riconoscimento, lo stesso 2015 è stato un anno particolare con i due principali interlocutori di Federcongressi & Eventi, l’associazione che ne riunisce le imprese, nel bel mezzo di una anchilosante fase di riavvio. Da qui è partito il presidente Mario Buscema all’ultima assise bolognese per fare il punto: “Con la nuova Enit si sono ri-create le condizioni per collaborare – ha spiegato -, la nomina del direttore esecutivo Gianni Bastianelli (che è stato coordinatore delle attività associative di F&E, ndr) fa sperare in buone prospettive”. Proprio recentemente il Convention bureau nazionale (Cbi) presieduto da Carlotta Ferrari del Cb di Firenze ha siglato il protocollo con l’Agenzia di promozione. Dopo il Mibact, l’altro referente cruciale di Federcongressi è il Ministero della salute: anche in questo caso si è incappati in una riorganizzazione. “Solo a gennaio si è insediata la nuova commissione Ecm (educazione continua in medicina) – osserva Buscema – per cui presto chiederemo di essere ricevuti e proseguire la fattiva collaborazione sin qui impostata”.

Tuttavia non tutto l’anno passato si è consumato nell’impasse, dei progetti che l’associazione porta avanti due in particolare sono stati indicati in continuità: l’osservatorio (Oice) e la formazione dei meeting planner attraverso la Pcco Academy. Non senza difficoltà la raccolta dati, per rendere l’Osservatorio italiano dei congressi e degli eventi uno strumento di competitività quando la federazione si trova all’estero di fronte ai propri interlocutori, i quali per avere un quadro esaustivo della meeting industry di un Paese chiedono una cosa sola: numeri sulle strutture.

Il 78% non vuole comunicare dati economici

Con la collaborazione della scuola Aseri dell’Università Cattolica di Milano, F&E ha avviato la richiesta di informazioni alle 6mila100 sedi di eventi (anche le più piccole, da 10 partecipanti, ndr) del database, ricevendo risposta da circa 240, tra novembre scorso e febbraio 2016. La rilevazione terminerà alla fine di aprile, per riuscire a presentare l’analisi a giugno ed evidenziare le variazioni rispetto ai 308mila eventi per 25 milioni partecipanti del 2014 (su 5786 sedi).

Tra le difficoltà quello della resistenza a comunicare valori economici: il 78% dei rispondenti dichiara di non  volere rendere noto il fatturato. “Invitiamo a un atteggiamento più collaborativo in tal senso”, ha detto la consigliera Gabriella Gentile. Nella parzialità del campione – dei 240 hanno risposto il 53% alberghi, 18% dimore storiche, 19% centri congressi e sedi fieristico-congressuali, 10% di altri spazi; per la metà provenienti da Lombardia, Lazio, Emilia Romagna e Toscana – si rileva che la maggioranza (73%) delle sedi di eventi non ha variato le tariffe rispetto al 2014 e continua a investire senza enfasi. Il 42% dei rispondenti non effettua alcun investimento e quei pochi sono in tecnologia (39%), infrastruttura (29%), risorse umane (18%). p.ba.

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