Italiani all’estero: si modifica la geografia outgoing

Che segnali dà il turismo degli italiani all’estero? La congiuntura 2015 non ha frenato la voglia di viaggiare dei nostri connazionali. Gli arrivi di turisti pernottanti all’estero sono cresciuti del 2,4% rispetto al 2014, i pernottamenti dell'1,4%, mentre la spesa dell'1,5%, con un aumento sia del turismo di vacanza sia di quello business.

Come si modifica la geografia outgoing

Come sottolineato da Valeria Minghetti del Ciset, l’impatto di fattori geo-politici ed economici ha modificato la geografia dei flussi outgoing, penalizzando alcune tra le destinazioni più popolari ed avvantaggiando altre mete, soprattutto di lungo raggio. Partendo dalle macro-aree, se oltre 3 turisti italiani su 4 sono rimasti all’interno dell’Europa (con aumenti del 6,4% in Europa settentrionale e del 3,5% in Europa occidentale), il restante 23% ha privilegiato l’area asiatica (arrivi +7,4%), i Caraibi e il Sud America (+5,7% e +4,5% rispettivamente), a scapito dell’Africa, che ha registrato un crollo degli arrivi italiani del 15,6%. Pressoché stabile l’Oceania (+1%). E' quanto emerso dalla XVI Conferenza L’Italia e il turismo internazionale. Risultati e tendenze per incoming e outgoing nel 2015, organizzata da Ciset, Università Ca' Foscari di Venezia in collaborazione con la Banca d’Italia.

Il turismo di vacanza

Focalizzando l’attenzione sul solo turismo di vacanza (che concentra quasi il 50% degli arrivi ed il 40% della spesa outgoing), tra le destinazioni più gettonate quelle che hanno perso più vacanzieri italiani nel corso del 2015 sono state la Tunisia (-79,4%), per effetto dell’attentato al Museo del Bardo in alcuni resort turistici della costa; la Turchia (-15,4%) e l’Egitto (-3,8%), accomunati da una situazione politica instabile e da una serie di attentati verificatisi nel corso dell’anno. Anche la Grecia, da sempre meta top dell’estate, pare subire l’effetto del rischio Grexit e la presenza dei migranti: -3,3% gli italiani nel 2015, -9,3% nel trimestre luglio-settembre, come probabile conseguenza del referendum di luglio e dei timori circa le misure restrittive su contanti ed altro adottate in quel periodo, e sull’emergenza migranti iniziata ad agosto.

Tra i Paesi che invece hanno registrato un incremento di arrivi italiani, in Europa oltre alla Spagna (+6,9% arrivi), va menzionata la Francia (+12,1%), che compensa la forte contrazione di arrivi a Parigi (effetto Charlie Hebdo e Bataclan) con un significativo aumento di flussi in Costa Azzurra e in altri dipartimenti. Le destinazioni che registrano un boom della domanda italiana sono quelle del Sud Est Asiatico e dell’Asia orientale, in particolare la Thailandia (+30%, la nuova meta mare) e il Giappone (+38%), che beneficiano del dirottamento di flussi di nicchia da parte di operatori specializzati, alla ricerca di mete alternative per i loro clienti. Da questo punto di vista, se il turismo intermediato è quello che pare soffrire di più per la congiuntura 2015 (-12% arrivi e notti, -9,8% spesa) rispetto a quello indipendente, l’aumento dei viaggi di lungo raggio verso destinazioni costose e la tenuta dei segmenti up-market evidenzia una aumento della spesa media pro capite per pacchetto (da 995 a 1.030 euro in media, +3,5%).

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